Un insospettabile nella Bari bene guidava i droni verso il carcere: ecco il super-esperto della guerra tra clan

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Direzione Distrettuale Antimafia di Bari ha chiuso il cerchio su una sanguinosa spirale di violenza iniziata oltre un anno fa, notificando all’alba di oggi 14 provvedimenti restrittivi che colpiscono i vertici operativi dei clan Capriati e Strisciuglio. L’operazione, condotta congiuntamente dalla Squadra mobile e dai carabinieri del Nucleo investigativo di Trani, ha consentito di fare luce su due omicidi considerati ormai gli snodi cruciali della faida: l’agguato a Raffaele Capriati (ucciso il giorno di Pasquetta del 2024 a Torre a Mare) e quello, più recente, di Filippo Scavo, freddato all’alba del 19 aprile scorso all'interno del Divine Club di Bisceglie.

Tra i particolari emersi dalle oltre mille pagine dei fascicoli, ce n’è uno che restituisce la fotografia di una criminalità “liquida” e tecnologica. Per forzare le maglie della polizia penitenziaria e mantenere il contatto con i detenuti – fondamentale per gestire affari e strategie – i clan si sono avvalsi di un super-esperto informatico. Si tratta di un giovane incensurato, figlio di una farmacista del capoluogo pugliese, che era stato "arruolato" dalle cosche per la sua approfondita conoscenza delle tecnologie. Grazie all'uso di droni, il ragazzo riusciva a eludere i sistemi di rilevamento e a introdurre nel carcere di Bari droga, telefonini e smart phone, garantendo agli affiliati dietro le sbarre il controllo delle operazioni illecite all’esterno.

Undici secondi di fuoco e l’omertà delle guardie giurate

La ricostruzione dell’omicidio Scavo fornisce un quadro impressionante della violenza organizzata. Dai fotogrammi delle videocamere di sorveglianza si vede chiaramente la dinamica: gli esecutori materiali entrano armati nel locale notturno, raggiungono la vittima e la uccidono nel privé; l’intera esecuzione è durata appena undici secondi, dopo i quali i killer sono fuggiti con le armi ancora in pugno. Ciò che ha allarmato maggiormente gli inquirenti, però, è la reazione del personale della sicurezza addetto ai controlli: nonostante la presenza di armi da fuoco in piena vista, gli addetti non hanno opposto resistenza. La pm Bruna Manganelli ha parlato esplicitamente di "atteggiamento omertoso" da parte di chi avrebbe dovuto fermare i sicari, un elemento che dimostra come il timore dei clan riesca a permeare persino il tessuto dei servizi privati di vigilanza.

Il brindisi in cella e il biliardino rovesciato: i segnali del dopo Scavo

L’indagine della Dda ha potuto contare anche su riscontri inediti provenienti dall’interno del carcere, dove il codice d’onore mafioso viene rispettato anche attraverso piccoli ma inequivocabili gesti quotidiani. Nelle ore successive al delitto di Bisceglie, i detenuti riconducibili al clan Strisciuglio (quello della vittima) hanno manifestato il lutto rovesciando un biliardino nella sala comune, impedendo di fatto a chiunque di giocarvi in segno di rispetto per il loro uomo caduto. Dall’altra parte della barricata, i rivali del clan Capriati hanno reagito in modo diametralmente opposto: all'interno delle loro celle hanno festeggiato l’omicidio con brindisi e bottiglie di birra, arrivando persino a pubblicare foto sui social in cui campeggiavano armi da fuoco accanto a frigoriferi pieni di alcolici, accompagnate dalla scritta minatoria "Il piatto va servito freddo".

La vendetta per Lello Capriati e i giovani sicari

I due omicidi, come spiegato nei provvedimenti, sono legati a doppio filo da una logica di ritorsione. L’uccisione di Raffaele "Lello" Capriati – considerato all’epoca il vertice più autorevole dell’omonimo clan, ucciso da due sicari in sella a una moto di grossa cilindrata mentre viaggiava in auto con una donna rimasta illesa – aveva rotto un fragile equilibrio. Gli investigatori hanno accertato che il delitto di Scavo, uomo di punta del clan Strisciuglio, è stato commesso per vendicare proprio quel precedente agguato. Tra i fermati per l’esecuzione materiale nella discoteca figurano esponenti giovanissimi della mala barese, un ricambio generazionale che preoccupa gli inquirenti per la capacità dei clan di attrarre nuove leve disposte a tutto pur di guadagnare posizioni sul territorio.

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