Il caso Gratteri e il referendum, tra polemiche politiche e fronde interne alla magistratura

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La campagna per il referendum sulla giustizia, che vedrà gli italiani chiamati alle urne tra meno di un mese, si è trasformata in un campo di battaglia dove le parole del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, hanno agito da innesco per una reazione a catena che ha travolto palazzi politici e istituzionali, aprendo persino una crepa all’interno di quella Corporazione, la magistratura, solitamente compatta nel difendere i suoi membri. Tutto è cominciato con un’intervista rilasciata al Corriere della Calabria, nella quale Gratteri, noto per i suoi toni schietti e per nulla incline alla diplomazia, ha delineato una netta linea di demarcazione tra i due schieramenti, finendo per gettare benzina sul fuoco di un dibattito già incandescente -9. Ha affermato, il procuratore, che a suo giudizio voteranno per il no le persone perbene, i cittadini che credono nella legalità, mentre dall’altra parte, pronti a sostenere il sì, ci sarebbero indagati, imputati, la massoneria deviata e tutti quei centri di potere occulti che di una giustizia farraginosa e lenta, evidentemente, traggono giovamento -7.

Una presa di posizione, la sua, che ha immediatamente varcato i confini calabresi per investire il dibattito politico nazionale, sollevando un coro di critiche pressoché unanime da parte della maggioranza di governo. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, non ha nascosto il proprio sconcerto, definendo quelle dichiarazioni una grave offesa nei confronti di milioni di italiani e un’inaccettabile escalation del conflitto verbale -1. Il vicepremier Matteo Salvini è andato oltre, chiedendo a gran voce delle scuse pubbliche e ventilando persino l’ipotesi di sporgere denuncia, sostenendo che un pubblico ministero non possa permettersi di insultare a vanvera una parte del paese -8. Dal canto suo, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha reagito con evidente sarcasmo, chiedendosi provocatoriamente se quel test psico-attitudinale, che la riforma introdurrebbe per i magistrati in entrata, non debba in realtà essere somministrato anche a quelli prossimi alla pensione, lasciando intendere un giudizio pesante sull’equilibrio del procuratore -4. Antonio Tajani, leader di Forza Italia, ha parlato invece di un autentico attacco alla libertà di pensiero, un atto antidemocratico che offende la dignità di quanti, in buona fede, intendono esprimere un voto favorevole alla riforma -10.

La difesa bipartisan del Csm e la fronda dei cinquantuno magistrati

Di fronte alla bufera mediatica e agli attacchi provenienti dal centrodestra, una parte cospicua del Consiglio Superiore della Magistratura ha deciso di fare muro attorno al procuratore partenopeo. Venti consiglieri, tra togati e laici di diverse estrazioni politiche – tra i quali spicca la firma di Ernesto Carbone, membro laico di Italia viva – hanno sottoscritto una nota congiunta per respingere quella che hanno definito una strumentalizzazione di singole frasi, estrapolate da un discorso ben più ampio e complesso -3. Nel documento, i firmatari hanno sostenuto la legittimità delle preoccupazioni espresse da Gratteri, ricordando come in un paese con un tale radicamento delle organizzazioni criminali, interrogarsi sulle convenienze, anche mafiose, che potrebbero celarsi dietro una riforma non costituisca affatto un’eresia, ma semmai un atto di responsabilità per chi ricopre alte cariche pubbliche -3.

Tuttavia, la solidarietà del Csm non è riuscita a coprire le voci di dissenso che si sono levate proprio dalle file della magistratura. In un episodio che ha pochi precedenti per la sua durezza, un gruppo di cinquantuno magistrati, provenienti da diverse procure e tribunali d’Italia e schierati per il sì, ha diffuso un comunicato feroce nei confronti di Gratteri. Prendendo le distanze dalle sue parole, questi giudici hanno voluto porgere le proprie scuse ai cittadini che si sono sentiti ingiustamente oltraggiati e criminalizzati da quelle affermazioni -5. La loro nota, che ha squarciato il velo di omertà rativa, conteneva una stoccata pungente rivolta al procuratore: una sorta di invito a procedere con le indagini nei loro confronti, se davvero li considera fiancheggiatori di un disegno criminoso, tanto per sfidare sul suo stesso terreno colui che ritengono abbia superato ogni limite -5.

Ma la polemica non si è fermata alle dichiarazioni shock sul voto. Nei giorni precedenti, Gratteri era già finito al centro delle cronache per un’altra vicenda spinosa, che ha ulteriormente incrinato la sua immagine di paladino inossidabile della legalità. Era stata sollevata, infatti, una questione relativa all’uso strumentale della memoria di Giovanni Falcone, con l’accusa, mossa da più parti, di aver manipolato e citato in modo distorto alcuni scritti e interviste del magistrato ucciso dalla mafia per sostenerne, anacronisticamente, la presunta opposizione alla separazione delle carriere -2. Una forzatura che, secondo i critici, avrebbe offeso non solo la verità storica, ma la stessa memoria del giudice Falcone, trasformato suo malgrado in un testimonial postumo di una battaglia politica che non gli apparteneva.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.