Milano, la cassaforte di pelle che salva gli ustionati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quando, all’alba di Capodanno, il Dipartimento Emergenza Urgenza del Niguarda ha ricevuto la prima chiamata dalla Svizzera, il personale ha attivato immediatamente quei protocolli, quelli per le catastrofi e i traumi collettivi, che in questi ultimi mesi aveva più volte simulato in vista anche dei futuri Giochi olimpici invernali. La scena che si presentava a Crans-Montana, un incendio divampato in un locale notturno, richiedeva una risposta che andasse ben oltre le normali procedure, coinvolgendo un sistema ospedaliero preparato a gestire il peggio. Le fiamme, divampate nella notte di San Silvestro, avevano causato ustioni gravissime a numerosi giovani, undici dei quali sono stati poi trasferiti d’urgenza a Milano perché le loro condizioni richiedevano cure altamente specializzate, impossibili da fornire altrove in tempi così stretti.

La risposta immediata della Banca dei Tessuti

È in questo frangente che entra in gioco una risorsa unica, custodita all’interno dello stesso ospedale: la Banca dei Tessuti e Terapia Tissutale. Qui, in una sorta di cassaforte biologica, sono conservati migliaia di centimetri quadrati di cute, un patrimonio indispensabile per salvare vite in casi del genere. Solo nell’arco del weekend, ne sono stati messi a disposizione dei chirurghi quindicimila centimetri quadrati, cinque mila il sabato e altri diecimila la domenica. Si tratta di pelle che, lavorata e preparata, viene utilizzata per coprire le ferite, proteggendole dalle infezioni e favorendo una rigenerazione che, altrimenti, sarebbe impossibile. Questo approccio, che procede “un pezzo alla volta”, è fondamentale per ricostruire la barriera cutanea dei pazienti più gravi, quelli le cui lesioni coprono gran parte del.

Una struttura all’avanguardia per un trauma complesso

Il Centro Ustioni del Niguarda, che si avvale di questa banca, rappresenta un punto di riferimento di portata europea, come dimostra il fatto che pazienti svizzeri siano stati dirottati lì. Al suo interno opera un team multidisciplinare composto da dodici tra medici e chirurghi plastici, cinque rianimatori dedicati e trenta infermieri, supportati da fisioterapisti e riabilitatori, tutti attivi senza interruzione. Un’organizzazione che permette di affrontare l’emergenza nella sua fase acuta, ma che è progettata anche per il lungo e faticoso percorso di recupero che segue. La banca stessa, del resto, non fa solo da deposito: è lì che avviene il prelievo di tessuto dallo stesso paziente, quando possibile, e la sua successiva lavorazione per creare quegli innesti personalizzati che offrono le maggiori chance di successo.

L’esperienza di chi gestisce l’urgenza

Filippo Galbiati, direttore del pronto soccorso dell’ospedale, con più di vent’anni di esperienza in prima linea, ha sottolineato la peculiarità di questo evento. “In tanti anni ho visto e gestito situazioni molto gravi, eventi traumatici complessi”, ha dichiarato, “ma non avevo mai assistito a un’emergenza di queste dimensioni, soprattutto per il coinvolgimento di ragazzi così giovani”. Una dichiarazione che racchiude la gravità oggettiva del fatto, pur lasciando spazio a un cauto ottimismo per il miglioramento delle condizioni dei feriti, una strada che, come egli stesso precisa, resta comunque lunga e irta di difficoltà. L’efficacia della risposta, in casi come questi, non elimina la complessità della sfida medica, che si protrae per settimane o mesi dopo che le sirene dell’ambulanza si sono spente.

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