Frana in Molise, l’incubo infinito del territorio: riaperta la A14 ma la conta dei danni supera i 400 milioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il primo, tangibile segnale di ritorno alla normalità lungo la dorsale adriatica è arrivato ieri sera, poco dopo le 19:00, quando Autostrade per l’Italia ha finalmente restituito al traffico anche la carreggiata sud dell’A14 nel tratto compreso tra Vasto sud e Termoli. La task force, quella stessa che da giorni lavora senza sosta per rimuovere i detriti e consolidare il versante, ha così permesso ai veicoli diretti verso Bari di riappropriarsi della loro corsia; fino a quel momento, come si ricorderà, erano costretti a una complessa deviazione sulla carreggiata opposta, un vero e proprio tour de force per i pendolari e gli automobilisti di passaggio. L’evento franoso, risvegliatosi il 7 aprile dopo le piogge torrenziali che hanno flagellato il basso Molise, aveva di fatto spezzato in due il principale asse di collegamento nord-sud del paese, isolando di fatto intere regioni e creando un caos logistico senza precedenti.

La ferita che non si rimargina e il sopralluogo di Schlein

Non si tratta però di una semplice riapertura, ma del capitolo finale di una settimana di angoscia per gli abitanti di Petacciato, il piccolo comune che sovrasta il costone franato. Qui il terreno, come hanno potuto constatare di persona i tecnici, si è abbassato di oltre un metro e mezzo in prossimità del celebre belvedere, un cedimento che ha trascinato con sé alberi e manto stradale in un abbraccio mortale verso il mare. Proprio in questo scenario da dramma geologico si è mossa ieri la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, giunta nel pomeriggio per un sopralluogo carico di significato politico. Accolta dal sindaco Antonio Di Pardo – esponente di area opposta alla sua, circostanza che rende l’abbraccio finale tra i due ancora più emblematico – la leader dem ha voluto vedere con i propri occhi gli effetti di quella che ha definito una "ferita profonda". Al suo fianco, i consiglieri regionali Vittorino Facciolla e Alessandra Salvatore, insieme all’ex deputata Laura Venittelli, hanno ascoltato il racconto di una comunità che chiede risposte concrete, non più solo promesse.

La politica e i numeri di un disastro annunciato

Schlein, nel suo intervento a Petacciato, ha toccato il nervo scoperto della vicenda: la cronica mancanza di prevenzione strutturale. "Non possiamo continuare a essere un'Italia che spende quattro volte tanto dopo l'emergenza rispetto a quanto investe nella prevenzione", ha tuonato la segretaria, sottolineando come lo stato di emergenza nazionale varato dal governo abbia stanziato un primo finanziamento di soli 20 milioni di euro. Una cifra, quest’ultima, che appare quasi irrisoria se paragonata ai dati diffusi dal governatore del Molise, Francesco Roberti, durante l’informativa in Consiglio regionale. Roberti, che ha effettuato un sopralluogo anche a Salcito dove un’altra frana ha costretto una cinquantina di persone a trovare sistemazione autonoma, ha parlato chiaramente di danni stimati che superano abbondantemente i 400 milioni di euro. Il problema, come evidenziato dai geologi, non è certo una novità: la frana di Petacciato è una "bestia che dorme" e che si riattiva ciclicamente, come avvenne decenni fa, eppure gli interventi di consolidamento – nonostante un impegno economico di oltre 40 milioni di euro annunciato dalla Regione già nel 2021 – sono partiti in ritardo, con il bando di gara pubblicato solo a dicembre del 2025.

La resilienza fragile di una terra contesa dal fango

Se l'autostrada riapre e la linea ferroviaria, secondo le previsioni dei vertici di Rfi, tornerà a essere agibile già dalla giornata di domani, il quadro che emerge dalle campagne molisane è quello di un territorio ferito nella sua quotidianità. Non solo la grande viabilità: le strade provinciali e i tratturi sono stati intaccati da smottamenti che hanno messo in ginocchio l'agricoltura e la zootecnia locale, con i fabbricati rurali adibiti a ricovero per il bestiame da latte che hanno subito danni ingenti. La Protezione Civile e i Vigili del Fuoco, impegnati su più fronti, continuano a redigere rapporti su rapporti, mentre i sindaci dei piccoli comuni, da Civitacampomarano a Capracotta, lanciano allarmi su nuove frane e smottamenti che minacciano case e strade. La mobilitazione, insomma, è totale: il lavoro della task force di Aspi non si ferma certo all’apertura di una corsia, ma prosegue nel monitoraggio costante del fronte franoso, una minaccia che ancora incombe sull’incolumità di chi percorre quel tratto di asfalto, stretto tra il mare e la collina che scivola.

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