Estate 2026, il caldo anomalo di giugno è solo l’inizio: luglio e agosto promettono picchi da record

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’estate meteorologica, quella che convenzionalmente parte il primo di giugno, si appresta a fare i conti con una partenza già rovente per l’Italia. Secondo le proiezioni aggiornate elaborate dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf), le temperature del prossimo trimestre – che abbraccia i mesi di giugno, luglio e agosto – si attesteranno mediamente tra 0,5 e 1 grado sopra le medie stagionali di riferimento, con punte particolarmente significative al Centro-Nord. Se giugno potrebbe già regalare un surplus di calore che in alcune aree interne toccherà localmente i due gradi in più, è nella fascia centrale dell’estate che si concentrano le maggiori preoccupazioni: luglio si candida infatti a essere il mese più ostile e caldo dell’intera stagione.

A spingere il termometro verso l’alto non è soltanto la consueta rimonta dell’anticiclone africano, bensì un convitato di pietra che arriva da molto lontano. Tutti gli scenari modellistici convergono nell’indicare il ritorno – ormai certo – di El Niño, il fenomeno climatico periodico legato al riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico centro-orientale, che per l’estate 2026 si presenterà nella sua declinazione più temuta: quella di “Super El Niño”. Questa definizione, ha spiegato Pierluigi Randi, presidente dell’associazione meteo professionisti (Ampro), scatta quando l’anomalia termica dell’oceano supera la soglia di 2 gradi sopra i valori climatici di riferimento per almeno tre mesi consecutivi; e sarà proprio questo, con ogni probabilità, lo scenario che osserveremo nei prossimi mesi.

L’insidia delle piogge violente e l’effetto serra dei mari bollenti

Tuttavia, a differenza di quanto si potrebbe pensare, un surplus termico così marcato non porterà con sé solo cieli tersi e assenza di precipitazioni. Il paradosso della stagione che sta per aprirsi, infatti, risiede nella natura stessa del caldo anomalo: l’aumento delle temperature non solo non esclude il maltempo, ma ne amplifica la potenziale violenza. Le masse d’aria roventi accumulano al loro interno quantità enormi di energia e umidità e, quando l’alta pressione cede il passo a perturbazioni atlantiche o a correnti più fresche, il contrasto termico che si genera è così brutale da innescare nubifragi esplosivi, grandinate di grandi dimensioni e raffiche di vento distruttive.

Questo meccanismo trova un ulteriore carburante nei mari italiani, le cui temperature si stanno rivelando eccezionalmente elevate sin dalla primavera. L’Ecmwf stima che, in presenza del “Super El Niño”, la temperatura superficiale del mare potrebbe mantenersi oltre i +2 gradi sopra la media per diversi mesi consecutivi, un valore che di fatto surriscalda l’aria sovrastante e fornisce una riserva energetica quasi inesauribile a qualsiasi sistema temporalesco si avvicini alla penisola. Per le regioni già fragili dal punto di vista idrogeologico – si pensi a quelle del Nord-Est o ad alcune zone dell’Appennino – la combinazione di lunghi periodi asciutti seguiti da piogge intense e concentrate rappresenta uno scenario particolarmente critico.

La conferma dei modelli e i picchi oltre i 35 gradi

L’attendibilità di queste proiezioni è sostenuta dalla coerenza dei principali centri di calcolo mondiali. L’Ecmwf, considerato un punto di riferimento per le previsioni a medio e lungo termine, ha diffuso mappe che mostrano un’anomalia termica positiva diffusa su gran parte del continente europeo, con l’Italia e la Penisola Iberica nel mirino delle escursioni più ampie. Nel dettaglio, se giugno rappresenterà l’antipasto, saranno luglio e agosto a servire la portata principale: si prevedono anomalie comprese tra +1,5 e +2 gradi su ampia scala, con punte che localmente – soprattutto in Pianura Padana, nelle zone interne della Sicilia e della Sardegna – potrebbero facilmente superare i 35-37 gradi e avvicinarsi alla soglia dei 40.

Non si tratta più, quindi, della classica “estate pazza” con qualche giornata di fiammata improvvisa. Quella che gli esperti descrivono è una tendenza strutturale: le estati sul Mediterraneo stanno cambiando volto in modo preoccupante, diventando sempre più lunghe, dominate dall’alta pressione subtropicale e caratterizzate da notti tropicali – quelle in cui la colonnina di mercurio non scende sotto i 20-24 gradi – che trasformano anche le ore notturne in un momento disagiante. Un contesto, quello delineato dal Centro europeo, che lascia presagire una stagione complessa sotto il profilo della gestione delle risorse idriche, della salute pubblica e dell’agricoltura.

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