Pietracatella, l’avvelenamento con la ricina spezza anche l’ultimo legame: Gianni Di Vita e la figlia Alice lasciano il paese

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è un silenzio che pesa più di trent’anni di galera – per usare la tragica espressione emersa in altre inchieste – e che avvolge ormai come una coltre la frazione molisana di Pietracatella. A romperlo, seppur in modo malinconico e definitivo, è stato un semplice gesto di sopravvivenza: Gianni Di Vita, l’uomo che ha perso moglie e figlia nella notte della vigilia di Natale, ha chiuso la porta della casa della cugina Laura, dove viveva da mesi, e se n’è andato portando con sé l’altra figlia, Alice. Non si tratta di una fuga, almeno secondo quanto filtra dalle dichiarazioni del legale Vittorino Facciolla, quanto piuttosto di una resa di fronte a un’altra sostanza tossica quanto la ricina: l’assedio mediatico. La ragazza, che ha solo diciannove anni e si trova nella condizione psicologica facilmente immaginabile di chi ha visto la propria famiglia annientata da un veleno potentissimo, deve prepararsi all’esame di maturità classica. Una sfida, la sua, che in condizioni normali sarebbe già abbastanza ardua, ma che in questo contesto, con i riflettori puntati addosso ogni volta che esce per prendere un caffè, è diventata semplicemente insostenibile.

La decisione dopo il sequestro della casa e l’addio alla cugina sotto indagine

La loro abitazione originale, quella di via Risorgimento dove Antonella Di Ielsi e la figlia Sara hanno perso la vita dopo aver ingerito la tossina, resta ancora sotto sequestro. Era stata proprio la cugina Laura ad aprir loro le porte subito dopo la tragedia, ospitandoli in quella che doveva essere una tregua, un rifugio sicuro lontano dalla scena del crimine. Eppure, il destino ha voluto che anche quel porto si trasformasse in un’altra scomoda vetrina. Laura Di Vita, insegnante di sostegno, risulta infatti essere nella rosa delle cinque persone considerate informate sui fatti dagli inquirenti, una cerchia ristretta di familiari su cui la procura di Larino, guidata da Elvira Antonelli, sta concentrando l’attenzione. L’avvocato Facciolla ha tenuto a precisare che l’allontanamento non rappresenta una volontà di tagliare i ponti con lei, né tanto meno un’ammissione di colpevolezza da parte della donna, ma solo un disperato tentativo di garantire a una giovane studentessa un briciolo di normalità prima degli esami. Non c'era altro modo, forse, per sottrarsi a quelle domande che in paese, al bar o lungo le stradine, si fanno sempre più insistenti.

Le nuove piste investigative tra una torta natalizia e il dolore nascosto

E mentre padre e figlia cercano di ricostruire un’esistenza altrove, lontano da Pietracatella e dalle chiacchiere, le indagini ripartono da un dettaglio apparentemente innocuo: una torta. Secondo quanto ricostruito, un dolce preparato da una zia della famiglia sarebbe stato consumato nell’abitazione proprio nelle ore cruciali che hanno preceduto il malore. Questo particolare ha spinto gli inquirenti a non escludere che l’avvelenamento possa essere avvenuto durante il pranzo della vigilia o addirittura la sera di Natale, restringendo ulteriormente la finestra temporale in cui il veleno è stato somministrato. La stessa procuratrice Antonelli si è recata a Pietracatella per sentire la madre di Gianni, Giuseppina, una delle ultime a vedere vive le due donne. L’anziana, presente a quei tragici pasti, è stata ascoltata per ore in Questura mentre gli accertamenti tossicologici e i tabulati telefonici tentano di dipanare una matassa che sembra destinata a rimanere aggrovigliata ancora a lungo.

L’eredità di un sindaco poetica: “Pietas e impegno sociale”

Prima che il dolore e i sigilli della legge lo costringessero a lasciare la sua carica, Gianni Di Vita era il primo cittadino di Pietracatella. Un ruolo, quello di sindaco, che ricopriva con la passione di chi ama la propria terra, tanto da dedicare a Fabrizio De André un belvedere nel paese. In un’intervista rilasciata in un’altra vita, prima che la ricina entrasse nella sua dispensa, aveva spiegato il motivo di quella scelta parlando di “valori universali, l’essere dalla parte degli ultimi, la pietas e la capacità di perdonare”. Parole che oggi, lette alla luce della strage familiare che lo ha privato delle persone più care, assumono un sapore amarissimo. Il perdono, forse, è l’unica cosa che in questo momento non riesce a concedere neppure a se stesso, mentre si concentra unicamente sulla figlia Alice. Nel frattempo, in paese, la gente osserva il via vai dei carabinieri e commenta sottovoce l’addio dell’ex primo cittadino, chiedendosi se quel silenzio che avvolge la vicenda sia un atto d’amore verso una figlia da proteggere o l’ultima, dolorosa cortina stesa su una veritá che, prima o poi, dovrà pure venire a galla.

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