Bergamo piange Giorgio Armani, il genio che vestì il sogno italiano
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Redazione Interno
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L’industria tessile bergamasca, culla di un distretto che dal cotone ha costruito capolavori di sartoria, è oggi in lutto per la scomparsa di Giorgio Armani. Pino Gavazzeni, fondatore della Cit Spa del marchio Bagutta, che collabora con lo stilista dagli anni Ottanta, ha tracciato un ritratto commosso dell’imprenditore, ricordando «quarant’anni insieme» che equivalgono a «raccontare la storia della moda e del made in Italy». Senza di lui, ha sottolineato con un velo di malinconia, «finisce un’epoca».
Gavazzeni ha dipinto la figura di un uomo totalmente dedito al suo lavoro, un professionista di rara correttezza e con un profondo rispetto per il prossimo. Armani, secondo quanto riportato, non era semplicemente un creativo, ma colui che ha saputo rappresentare un’idealità del Belpaese: un’Italia non per come si manifesta nella sua realtà quotidiana, bensì per come gli stessi italiani la desiderano e gli stranieri la sognano, un luogo atemporale dove eleganza e stile si fondono con la storia. Il suo genio, in un campo di cui riconosceva tanto l’importanza quanto i limiti, si è distinto per una totale assenza di sregolatezza, fondandosi su principi irrinunciabili come l’onestà, la severità e un’efficienza quasi maniacale.
Nel cuore di Milano, in via Borgonuovo, il silenzio anomalo e innaturale ha sostituito il consueto brusio che anima i palazzi dell’alta moda. Le bandiere dei suoi edifici sono state abbassate a mezz’asta, mentre semplici bouquet di rose bianche, privi di qualsiasi ornamento, sono apparsi in sua memoria. Poche ore dopo la diffusione della notizia, una processione silenziosa e composta di curiosi e vecchie conoscenze ha iniziato a scorrere in quelle strade, testimoniando un cordoglio che travalica i confini del mondo fashion.




