Psiconcologia, una risposta necessaria per venti milioni di pazienti cronici in Europa

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Redazione Salute Redazione Salute   -   In Europa, una cifra che sfiora i venti milioni di persone si trova a convivere con il cancro, una condizione che, grazie ai notevoli progressi terapeutici, assume ormai i contorni di una patologia cronica. Se da un lato questo dato rappresenta un indiscutibile successo per la medicina, dall’altro delinea un panorama complesso per una moltitudine di individui, costretti a gestire una quotidianità fatta di terapie continuative e di controlli medici stringenti. Vivere con una malattia tanto invasiva, che impone un monitoraggio costante e che spesso è accompagnata da episodi dolorosi, genera quasi inevitabilmente, oltre alle sofferenze fisiche, un carico emotivo di difficile gestione. È proprio su questo versante, quello del disagio psicologico, che gli esperti richiamano l’attenzione, sottolineando l’urgenza di un potenziamento dei percorsi di supporto specializzato.

Il peso psicologico della cronicità

La cronicizzazione della malattia oncologica, sebbene sia un traguardo clinico, porta con sé problematiche nuove e di lunga durata che vanno ben oltre la sfera puramente medica. Il percorso del paziente, infatti, non si esaurisce con la fase acuta delle cure, ma prosegue in un equilibrio precario dove la paura di una recidiva, la cosiddetta “spada di Damocle”, si mescola alla fatica di riadattarsi a una vita normale. A tutto ciò si aggiunge, in molti casi, la fatigue, una stanchezza profonda e persistente, e le difficoltà di reinserimento nel mondo del lavoro, fattori che minano l’autonomia e la qualità della vita. È in questo scenario, come è stato evidenziato nel corso del recente congresso della Società Europea di Oncologia Medica, che la psiconcologia dimostra tutta la sua indispensabilità, non come intervento accessorio ma come parte integrante di un approccio di cura moderno e olistico.

La necessità di percorsi di supporto strutturati

Contrastare il disagio di milioni di malati cronici richiede, pertanto, un impegno concreto e coordinato a livello continentale per rendere i servizi di supporto psicologico non solo più diffusi, ma anche più facilmente accessibili all’interno dei percorsi di cura ordinari. La sfida, come indicato dagli specialisti, consiste nel superare la frammentazione degli interventi e nel costruire reti di assistenza che sappiano prendersi carico del paziente nella sua interezza, riconoscendo la profonda interconnessione tra benessere fisico e salute mentale. Si tratta di un investimento necessario, non solo per alleviare la sofferenza individuale ma anche per garantire la sostenibilità stessa dei sistemi sanitari, poiché un supporto psicologico efficace può contribuire a una migliore aderenza alle terapie e a una gestione più efficiente delle risorse.

Il caso italiano e lo scenario europeo

Anche in Italia, dove si stima che quasi tre milioni e settecentomila cittadini vivano dopo una diagnosi di tumore, equivalenti a circa una persona su sedici, la questione si presenta con assoluta chiarezza. L’alto numero di pazienti oncologici cronici rende evidente la necessità di politiche sanitarie che diano priorità al sostegno psicologico, allineando il nostro paese alle migliori pratiche internazionali. L’obiettivo, condiviso da molti operatori del settore, è quello di trasformare la sopravvivenza in una vita piena e soddisfacente, affrontando senza reticenze tutte le sfide, comprese quelle economiche e sociali, che la malattia cronica inevitabilmente comporta.

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