Pendolaria 2025: il primato italiano del trasporto regionale tra investimenti sproporzionati e ritardi cronici
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Redazione Interno
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Il ventennale rapporto Pendolaria di Legambiente, giunto alla sua edizione 2025, restituisce un'immagine del trasporto ferroviario regionale italiano caratterizzata da un marcato dualismo, dove a una notevole capacità di offrire servizi a milioni di persone si affiancano, quasi paradossalmente, criticità infrastrutturali e gestionali di lunga data che ne limitano l'efficacia. La Lombardia, che si conferma la regione con la maggiore offerta di treni e il più alto numero di viaggiatori, rappresenta emblematicamente questa contraddizione: il primato quantitativo, infatti, non sempre si traduce in una reale priorità al trasporto collettivo, lasciando spazio a situazioni di forte disagio per chi quei treni li utilizza ogni giorno per necessità.
La Milano-Mortara, simbolo di un servizio al limite
Tra le tante linee analizzate, la tratta Milano-Mortara si riconferma, secondo i dati del rapporto, la più problematica dell'intera regione, un triste primato che fotografa le difficoltà di un sistema sottoposto a uno stress continuo. Quasi diciannovemila pendolari, infatti, devono fare quotidianamente i conti con una combinazione di fattori negativi, dai ritardi ricorrenti alle corse cancellate, fino a infrastrutture che spesso appaiono insufficienti a reggere un flusso di viaggiatori così intenso e costante. Questa situazione, per molti versi critica, non è isolata ma si riproduce, con sfumature diverse, in altre aree del Paese, indicando una questione strutturale che va ben oltre i confini di una singola amministrazione regionale.
Il paradosso degli investimenti: il Ponte sullo Stretto e le reti urbane
Uno dei punti più discussi nel rapporto riguarda la divergenza tra le priorità di investimento a livello nazionale e le esigenze concrete del trasporto pubblico locale. Legambiente mette in luce, dati alla mano, una sproporzione che definisce "paradossale": al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, che con un costo stimato di quasi quindici miliardi di euro coprirebbe poco più di tre chilometri, vengono destinati fondi ingenti. Con appena un terzo di quella somma, fanno notare gli ambientalisti, si stanno attualmente realizzando duecentocinquanta chilometri di nuove linee tranviarie sparse in undici città italiane, un intervento che andrebbe a potenziare in modo significativo la mobilità sostenibile in contesti urbani di diverse dimensioni.
Le emergenze dal Nord al Sud: la Circumvesuviana e i segnali toscani
Se il Nord mostra luci e ombre, il Sud continua a scontare ritardi storici, con la rete della Circumvesuviana che permane saldamente in fondo alle classifiche nazionali per qualità del servizio. La gravità della situazione, ormai cronicizzata, ha spinto comitati e associazioni di pendolari a rinnovare il proprio appello alle istituzioni, chiedendo al presidente della Regione Campania una "svolta" decisiva per il futuro del trasporto su rotaia in un territorio densamente popolato e dalle forti esigenze di mobilità. Diverso, ma non privo di sfide, è il quadro che emerge per la Toscana, dove circolano ogni giorno circa duecentomila persone sui regionali. Pur registrando elementi positivi, come l'ingresso di nuovi convogli che abbassano l'età media del parco rotabile e il completamento di opere attese come il raddoppio della linea Pistoia-Montecatini, secondo gli estensori del rapporto sarebbero necessari maggiori investimenti per migliorare sia l'affidabilità del servizio che la capillarità della rete, aspetti cruciali per rispondere a una domanda di trasporto così robusta.




