Vertice di Alden Biesen, la nuova intesa tra Meloni e Merz scuote l'Europa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il castello di Alden Biesen, nelle Fiandre belghe, è stato scenario di un confronto informale tra i Ventisette che ha visto emergere con chiarezza inedite dinamiche di potere, con l'Italia proiettata al centro del dibattito sulla competitività europea. L'elemento di novità, destinato a lasciare il segno nel prosieguo dei lavori dell'Unione, risiede nell'asse sempre più visibile tra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, un'intesa che di fatto ridisegna le tradizionali geografie politiche continentali. La riunione, voluta dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa per un confronto franco e senza l'etichetta delle decisioni formali, è stata infatti preceduta da un pre-vertice convocato proprio da Italia, Germania e Belgio, un incontro che ha raccolto l'adesione di una ventina di Paesi e della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, segnalando una chiara volontà di accelerare i tempi su alcuni dossier economici cruciali.

Il richiamo di Draghi e il pressing italo-tedesco

Nel corso della sessione plenaria, l'intervento di Mario Draghi, già presidente del Consiglio e della Banca centrale europea, ha offerto una fotografia impietosa dello stato di salute dell'economia del Vecchio Continente. L'ex presidente della Bce ha messo in guardia i leader presenti riguardo al "deterioramento del contesto economico", sottolineando l'urgenza improrogabile di affrontare i nodi strutturali già sollevati nel suo rapporto di qualche mese fa. Tra questi, la necessità di abbattere le residue barriere fisiche e burocratiche che ancora frammentano il mercato unico, e quella, altrettanto impellente, di trovare strumenti efficaci per mobilitare l'enorme mole di risparmi privati europei, incanalandoli verso investimenti produttivi. Le parole di Draghi, ascoltate con attenzione dai capi di Stato e di governo, hanno di fatto fornito la base tecnica su cui si è innestata la spinta politica dell'asse Roma-Berlino, un'asse che si propone come motore propulsivo per un'Unione più rapida nelle sue decisioni e meno impantanata in procedure giudicate ormai farraginose.

Burocrazia e semplificazione, il duello tra Merz e von der Leyen

Se sull'analisi dei problemi il consenso appare ampio, le frizioni emergono invece quando si scende nel merito delle responsabilità. Il cancelliere Merz non ha usato mezzi termini nel criticare l'eccesso di burocrazia che, a suo dire, promana dalle istituzioni comunitarie, un grido d'allarme raccolto con favore da Giorgia Meloni, la quale ha più volte sottolineato la necessità di "arginare una burocrazia che ha ecceduto rispetto al suo ruolo". La replica della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, non si è fatta attendere ed è apparsa particolarmente sferzante: nel respingere le accuse al mittente, von der Leyen ha ricordato come gran parte degli ostacoli burocratici siano in realtà creati a livello nazionale dagli stessi Stati membri. Un esempio su tutti, quello citato dalla presidente, relativo alla persistenza in alcuni Paesi, inclusa la Germania, di procedure obsolete come la richiesta di documenti via fax, a dimostrazione di una resistenza alla digitalizzazione che poco ha a che fare con gli apparati di Bruxelles. Questo scambio di opinioni, tuttavia, non ha offuscato la sintonia di fondo sull'obiettivo di rilanciare la competitività, anche se tra i banchi del castello fiammingo si è colto il disagio di chi, come il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, teme che questo nuovo "motore italo-tedesco" possa procedere a scapito della coesione con i Paesi del Sud Europa.

Le priorità del nuovo gruppo di lavoro su energia e mercati

Il gruppo di lavoro promosso da Meloni, Merz e dal belga Bart de Wever ha già messo a punto una scaletta precisa di interventi da tradurre in decisioni operative già a partire dal Consiglio europeo di marzo. Cinque i macro-ambiti individuati: il costo dell'energia, la semplificazione normativa, il futuro dell'automotive, l'autonomia strategica nelle materie prime e la revisione complessiva del quadro regolatorio. Su quest'ultimo punto, l'idea di ricorrere più spesso alla "cooperazione rafforzata" – strumento che consente a un gruppo di Paesi di procedere più speditamente senza l'unanimità – ha trovato terreno fertile, raccogliendo l'endorsement indiretto anche di Enrico Letta, il quale, nel suo intervento, ha insistito sulla necessità di sfruttare appieno le potenzialità del mercato unico, immaginando persino un "28esimo regime" giuridico per le imprese innovative. Se sul fronte della politica commerciale l'atteggiamento è quello di un'apertura pragmatica ai mercati globali, subordinata al principio di reciprocità, il nodo degli eurobond resta il più delicato: Meloni si è dichiarata personalmente favorevole, ma ha riconosciuto la natura divisiva della questione, specie in un'ottica di dialogo con una Germania storicamente restia a forme di debito comune.

Description: Al vertice informale di Alden Biesen, l'asse tra Meloni e Merz rilancia la competitività Ue. Draghi avverte sul rischio di declino e si accende il confronto con von der Leyen sulla burocrazia.

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