Demenza prevenibile fino al 45%, i fattori di rischio da controllare secondo le nuove linee guida Oms
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Un dato, quest'ultimo, destinato a crescere in modo esponenziale se non si interverrà con decisione sui fattori di rischio modificabili: secondo le stime più recenti, e come confermato dalle nuove linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), fino al 45% dei casi di demenza potrebbe essere prevenuto o quantomeno ritardato grazie a interventi mirati lungo tutto l'arco della vita.
Una finestra di opportunità che la comunità scientifica, a partire dalla celebre Commissione Lancet del 2024, ha inquadrato con sempre maggiore precisione, individuando ben quattordici fattori di rischio su cui è possibile agire per proteggere la salute del cervello.
Addio fumo e ipertensione sotto controllo, la ricetta per 13 anni in più di lucidità
Ma quanto potrebbe essere concreto questo beneficio in termini di anni di vita trascorsi in piena salute mentale? Una risposta arriva da un ampio studio prospettico statunitense, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Neurology Open Access, che ha quantificato l'impatto di tre specifici fattori di rischio vascolare. La ricerca, condotta su un campione di oltre 12.000 persone con un'età media di 56 anni e monitorate per un periodo di 26 anni, ha dimostrato che chi non presentava ipertensione, diabete di tipo 2 e non fumava ha vissuto in media oltre un decennio in più senza alcun sintomo di declino cognitivo. In termini numerici, si parla di una differenza di quasi 13 anni (30,1 anni contro 17,5) rispetto a chi, alla mezza età, accumulava contemporaneamente tutte e tre le condizioni.
Josef Coresh, fondatore dell'Optimal Aging Institute e tra i ricercatori dello studio, ha sottolineato come i risultati incoraggino le persone a smettere di fumare e a monitorare attentamente la propria salute vascolare a partire dai 45 anni.
Dal controllo del colesterolo alla stimolazione cognitiva, il ventaglio di interventi possibili
La prevenzione della demenza, tuttavia, non si esaurisce nella gestione di questi tre fattori di rischio. Le raccomandazioni dell'Oms e i report della Commissione Lancet delineano uno scenario molto più ampio e articolato, che coinvolge abitudini di vita, condizioni cliniche e determinanti ambientali.
Tra gli interventi raccomandati figurano la promozione di un'alimentazione sana, la limitazione del consumo di alcol, il mantenimento di un peso corporeo adeguato e la riduzione dell'esposizione all'inquinamento atmosferico, un'indicazione quest'ultima inserita per la prima volta nelle linee guida Oms del 2026. Un capitolo a parte, poi, riguarda la stimolazione cognitiva e il mantenimento di relazioni sociali attive, elementi che contribuiscono a costruire quella che gli esperti definiscono "riserva cognitiva".
Secondo uno studio del Rush University Medical Center di Chicago, chi si dedica regolarmente ad attività intellettualmente stimolanti come la lettura, la scrittura, l'apprendimento di una nuova lingua o la risoluzione di giochi di enigmistica, ha mostrato un rischio ridotto di sviluppare demenza, con un esordio della malattia che può essere ritardato anche di circa cinque anni rispetto a chi non svolge queste attività. Un messaggio importante, questo, perché suggerisce che non è mai troppo tardi per iniziare a proteggere il proprio cervello.
Udito, depressione e isolamento sociale: i fattori spesso sottovalutati
Tra i fattori di rischio modificabili, alcuni sono stati oggetto di particolare attenzione negli ultimi anni per il loro impatto, spesso sottovalutato, sulla salute cognitiva. La perdita dell'udito, per esempio, rappresenta un elemento di rischio significativo, in quanto l'isolamento sensoriale che ne deriva può portare a un minore coinvolgimento sociale e a una riduzione degli stimoli per il cervello.
Per questo motivo, l'utilizzo di apparecchi acustici è oggi raccomandato come parte integrante delle strategie di prevenzione, fin dai primi segnali di deterioramento uditivo. Analogamente, la depressione e l'isolamento sociale sono stati riconosciuti come fattori che accelerano il declino cognitivo, rendendo fondamentale la loro prevenzione e il loro trattamento tempestivo.
La Commissione Lancet, nel suo report del 2024, ha incluso tra i 14 fattori di rischio anche l'istruzione (assicurando un'educazione di qualità), i traumi cranici (incoraggiando l'uso di caschetti) e la gestione del colesterolo LDL, ampliando così il ventaglio degli interventi possibili.
Integratori? Non sempre utili, l'Oms mette in guardia
In un panorama in cui la tentazione di affidarsi a soluzioni rapide è forte, l'Oms ha voluto chiarire un punto cruciale: l'assunzione di integratori non è raccomandata in assenza di una carenza diagnosticata. In particolare, le linee guida sconsigliano l'impiego di vitamine del gruppo B, vitamina E, acidi grassi polinsaturi omega-3 o multivitaminici e sali minerali per prevenire il declino cognitivo o la demenza.
Le evidenze scientifiche attualmente disponibili, si legge nei documenti, non dimostrano benefici tali da giustificarne l'utilizzo, mentre non si possono escludere potenziali effetti avversi. Un monito importante che invita a concentrarsi su interventi dall'efficacia comprovata, che richiedono un impegno attivo e una modifica duratura degli stili di vita, piuttosto che la ricerca di una soluzione miracolosa in una pillola.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
