Dazi Usa sul vino e meccanica veneta, Zaia lancia l'allarme: "Rischiamo 7,3 miliardi"
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Redazione Interno
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Mentre manca ormai meno di un giorno all’entrata in vigore dei dazi annunciati da Donald Trump sulle importazioni europee, il governatore del Veneto Luca Zaia mette in fila i numeri di un’economia regionale che, tra meccanica di precisione, occhialeria e vini pregiati, vale quasi sette miliardi e mezzo di export verso gli Stati Uniti. Cifre che, seppure in crescita del 29,8% dal 2019, rischiano di essere compromesse da misure che – secondo indiscrezioni – potrebbero sfiorare il 200% per i prodotti agroalimentari, colpendo in particolare settori come quello vinicolo, già in fibrillazione dopo le dichiarazioni dei giornalisti americani Melanie Young e David Ransom, intervenuti giorni fa a Lucca durante la kermesse Vini delle Coste.
A preoccupare non è soltanto il comparto enologico, che pure rappresenta una fetta rilevante delle esportazioni, ma anche quello manifatturiero, con quasi un miliardo e 650 milioni di euro di macchinari spediti oltreoceano, e l’occhialeria, che da sola supera il miliardo e duecento milioni. Numeri che, sommati al valore dell’agroalimentare, superano i quattro miliardi, concentrati soprattutto nelle province di Vicenza, Treviso e Padova, dove le aziende – molte delle quali a conduzione familiare – hanno costruito nel tempo rapporti commerciali destinati a subire un contraccolpo.
Se da un lato Trump giustifica i dazi come ritorsione alle politiche Ue, dall’altro imprenditori e istituzioni locali temono un effetto domino: non solo minori introiti per le imprese venete, ma anche un rincaro per i consumatori americani, abituati a prodotti di nicchia come l’Amarone o i gioielli artigianali. Zaia, senza mezzi termini, parla di «disastro preannunciato», sottolineando come l’assenza di un’intesa tra Bruxelles e Washington rischi di lasciare migliaia di lavoratori in bilico.
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