Referendum, Schlein chiude la campagna a Milano: “Non migliora il sistema, ma indebolisce l’indipendenza dei giudici”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Era il giorno della volata finale, quello in cui le parole, spesso, si fanno più pesanti, cariche della responsabilità di un ultimo appello. A Milano, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha scelto di ribadire con fermezza la posizione del suo schieramento in vista del voto referendario sulla giustizia, fissato per il 22 e 23 marzo. Di fronte ai militanti radunati per la chiusura della campagna elettorale, ha riassunto il cuore dell’opposizione alla riforma voluta dal governo: un giudizio netto che non lascia spazio a interpretazioni. “Noi speriamo che vinca il No”, ha detto, “per fermare una riforma che non migliora la giustizia per i cittadini ma indebolisce l’indipendenza dei giudici”. Una dichiarazione che, nelle intenzioni della leader dem, mira a spostare l’attenzione dal piano dello scontro politico a quello, a suo dire, della tenuta istituzionale.

L’evento milanese, ospitato in piazza Sant’Agostino, è stato anche l’occasione per un passaggio di consegna dal sapore personale, voluto dal primo cittadino Beppe Sala. Nel presentare la segretaria, Sala ha voluto sottolineare, con un tono che mescolava affetto e una certa enfasi, la maturità politica della leader, lasciando cadere una battuta che ha rotto il ghiaccio: “Lascio il palco a una signora della politica, basta chiamarla ragazza. È una signora fatta e finita che lavora per il nostro Paese e per tutti noi”. Il sindaco, nel suo intervento introduttivo, aveva già messo in chiaro le sue ragioni, ribadendo che la sua opposizione alla riforma non nasce da questioni locali – come le inchieste che hanno interessato Milano – ma da un dissenso di principio verso un esecutivo che, a suo avviso, “vuole riscrivere la nostra storia e i nostri principi democratici”.

L’argomentazione della segretaria si è sviluppata lungo l’asse della separazione dei poteri, un tema centrale nel dibattito referendario. Schlein ha insistito sul fatto che l’intervento normativo in discussione non risponde all’esigenza di rendere più efficiente il servizio giustizia, ma perseguirebbe un obiettivo diverso, ovvero ridurre il margine di autonomia di chi applica la legge. “Non è che la giustizia non si possa migliorare”, ha chiarito Schlein in altri passaggi della sua campagna, “ma non la migliori mettendo i giudici sotto il controllo del governo”. Una preoccupazione, quella del controllo politico sull’operato dei magistrati, che la leader dem ha definito “l’unica vera argomentazione” di chi sostiene il Sì, citando le dichiarazioni pubbliche di alcuni esponenti di maggioranza per avvalorare la tesi di una volontà di ingerenza.

Nelle sue parole, l’appello a recarsi alle urne si è intrecciato con un richiamo alla storia istituzionale del Paese. “Andiamo tutti a votare per difendere la nostra Costituzione antifascista”, ha esortato Schlein in chiusura del suo intervento, ricollegandosi idealmente al lavoro dei costituenti. Un passaggio, questo, che ha suscitato reazioni immediate nel centrodestra, ma che sul palco è stato declinato come un monito sull’importanza di preservare equilibri ritenuti essenziali. “Guardate – ha avvertito – che qui sono in gioco la Costituzione, l’equilibrio dei poteri che i nostri costituenti hanno scritto. La Costituzione non è una questione di destra, di sinistra, di centro, la Costituzione è di tutti”. Una frase con cui ha cercato di ricompattare un elettorato tradizionalmente sensibile al tema, cercando di elevare il voto al di sopra delle appartenenze di schieramento.

La strategia comunicativa e la questione del “disco rotto”

Nel corso della campagna, il messaggio della segretaria è stato oggetto di critiche da più parti, accusata di ripetere una narrazione troppo rigida, tanto che alcuni osservatori hanno parlato di una litania che si ripete, come un “disco rotto”. L’accusa, implicitamente rilanciata anche dal sindaco Sala quando ha voluto ribadire la serietà della leader, era quella di aver trasformato il referendum in un’opportunità di opposizione preconcetta piuttosto che in un’analisi tecnica del provvedimento. Tuttavia, in piazza Sant’Agostino, Schlein ha tentato di rovesciare questa lettura, attribuendo al governo la volontà di mettere in atto un disegno politico chiaro. Il riferimento è filtrato anche attraverso un attacco diretto a figure istituzionali come il sottosegretario alla Giustizia, accusato di comportamenti poco trasparenti, un episodio che la segretaria ha utilizzato per denunciare una presunta disparità di trattamento tra chi governa e chi è governato.

Il significato politico della chiusura milanese

Milano, in questa tornata referendaria, si è confermata un palcoscenico politico di primo piano. La scelta di Schlein di chiudere la campagna nel capoluogo lombardo non è stata casuale, così come non lo era stata la scelta della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di tenere il suo comizio nella stessa città. Si è trattato di una sorta di duello a distanza per conquistare il centro nevralgico del riformismo italiano, un tentativo di parlare a quell’elettorato moderato e alla società civile che tradizionalmente gravita attorno al capoluogo. Con Sala al suo fianco, che non ha mai nascosto il suo sostegno convinto al No, Schlein ha cercato di consolidare il fronte che si oppone alla riforma, tentando di mobilitare non solo i fedelissimi del Pd ma anche quei cittadini indecisi per i quali la questione dell’indipendenza della magistratura rappresenta un valore trasversale.

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