Elly Schlein a Milano per il referendum: “Vince il No, fermiamo una riforma che indebolisce i giudici”
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Redazione Interno
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Milano diventa, nell’ultima tappa prima del voto, il palcoscenico della chiusura della campagna referendaria del Partito Democratico, con la segretaria Elly Schlein che dal palco di piazza Sant’Agostino lancia un ultimo, accorato appello al voto. “Tutti e tutte a votare no, convincete più persone possibili, difendiamo la nostra Costituzione”, ha detto la leader dem, esortando a mobilitare anche gli indecisi, quelle “dieci persone che conoscete e che magari sono ancora incerte”, per scongiurare il rischio che la riforma, voluta dal governo e dal ministro Nordio, venga approvata.
Schlein ha incorniciato la posta in gioco in termini di principio, lontano dalle polemiche contingenti, sostenendo che il provvedimento in votazione non rappresenti un reale miglioramento per i cittadini, bensì un indebolimento strutturale. “Non migliora la giustizia per i cittadini”, ha ribadito, “ma indebolisce l’indipendenza dei giudici, che è la garanzia per tutti, specialmente per chi non ha potere né ricchezza per cavarsela da solo”. Il riferimento è a quella separazione delle carriere e alla ridefinizione dei poteri del Consiglio Superiore della Magistratura che, secondo l’opposizione, alterano l’equilibrio disegnato dai costituenti.
Il comizio, però, non è stato solo una tirata dritta sulle urne. A introdurre la segretaria ci ha pensato il sindaco Beppe Sala, regalando un siparietto che ha scaldato il pubblico e sdrammatizzato l’atmosfera. Con un tono volutamente ironico ma carico di stima, Sala ha preso la parola per cederla alla leader democratica, sottolineando come sia ormai arrivato il tempo di abbandonare certi vezzeggiativi: “Lascio il palco a una signora della politica”, ha detto, “basta chiamarla ragazza. È una signora fatta e finita che lavora per il nostro Paese e per tutti noi”. Una stoccata affettuosa, che nella sua leggerezza ha voluto ribadire la serietà del ruolo istituzionale ricoperto da Schlein.
Ma il clima di piazza ha lasciato presto spazio alle accuse dirette, quando la segretaria, parlando con i giornalisti subito dopo l’intervento, ha acceso i riflettori su un caso giudiziario che riguarda da vicino il governo, innestando un forte contrasto con la narrazione ufficiale dell’esecutivo. Schlein ha attaccato duramente la premier Giorgia Meloni, accusandola di non aver chiesto le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, coinvolto in una vicenda legata alla fondazione di una società. “È tutta la campagna referendaria che dalla presidente Meloni a tutto il resto del governo continuano a urlare ‘chi sbaglia paga’”, ha tuonato Schlein, “ma per loro non vale”.
La segretaria ha fatto leva sulla discrepanza tra il proclama governativo e le azioni concrete verso i propri esponenti, sottolineando come Delmastro – già in passato al centro di polemiche per la vicenda della rivelazione di segreto d’ufficio – si sia ritrovato a fondare una società con la figlia diciottenne di un uomo “già indagato e poi condannato per mafia per essere il prestanome del clan Senese”. Per Schlein, di fronte a questo scenario, la premier avrebbe dovuto pretendere le dimissioni immediate del sottosegretario, invece di difendere i “suoi”. “Meloni deve smettere di difendere i suoi e deve invece difendere la dignità delle istituzioni e gli interessi italiani”, ha concluso.
Il nodo della giustizia e la chiusura di Sala sulle inchieste milanesi
Prima di lasciare il palco a Schlein, lo stesso sindaco Sala aveva voluto mettere un punto fermo su un tema che a Milano brucia particolarmente, ossia il rapporto tra politica e magistratura. In riferimento alle recenti inchieste che hanno coinvolto l’urbanistica del capoluogo lombardo, Sala ha tenuto a precisare la natura del suo appoggio al fronte del “No”. “Io non ho mai attaccato i giudici”, ha chiarito il sindaco, cercando di smarcare la propria posizione da qualsiasi intento di conflitto con l’autorità giudiziaria.
Il suo “No” alla riforma, ha spiegato, nasce invece da una motivazione più alta e politica: la difesa dei principi democratici. Sala ha infatti ribadito che il governo, secondo lui, sta tentando di “riscrivere la nostra storia” e che appare pronto a “occupare tutti i posti” di potere, un riferimento indiretto alla nuova architettura del Csm che la riforma Nordio vorrebbe introdurre. Un passaggio, questo, che ha cercato di tenere insieme la protesta contro l’esecutivo con il rispetto formale per la funzione giurisdizionale, in una città spesso al centro di frizioni tra politica e procure.
L’affondo sul doppio standard: “Chi sbaglia paga non vale per Delmastro”
Il cuore della polemica sollevata dalla segretaria democratica si è concentrato sulla figura del sottosegretario Delmastro, trasformandosi nel cavallo di battaglia finale della campagna per il “No”. Schlein ha voluto smontare quello che considera il principale slogan propagandistico del governo, quello del “garantismo per i cittadini comuni”, mostrandone le contraddizioni interne. “Per loro chi sbaglia paga e Delmastro no?”, si è chiesta retoricamente la leader del Pd, citando la vicenda del notaio e della società di ristorazione che ha visto coinvolto il politico di Fratelli d’Italia insieme ad altri esponenti del partito.
Ha quindi descritto la vicenda come emblematica di una classe dirigente che, secondo lei, si arroga il diritto di non pagare le conseguenze dei propri atti, mentre sostiene riforme che limiterebbero il controllo giudiziario. L’attacco, che ha unito i toni del comizio a quelli dell’intervista giornalistica, ha avuto l’obiettivo di trasferire sul piano della credibilità politica la discussione sul referendum, cercando di convincere anche quegli elettori di centrodestra che, pur vicini al governo, potrebbero storcere il naso di fronte a queste vicende. “Anche da parte della destra e di chi vota Meloni so che ci sono tante persone che hanno a cuore la nostra Costituzione”, ha concluso Schlein, allargando il suo appello al di là dei confini tradizionali del suo elettorato.
L’assenza del premier e la strategia del voto
Mentre a Milano Schlein chiudeva la sua campagna con toni da battaglia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sempre nel pomeriggio del 20 marzo, ha scelto un canale diverso per parlare agli italiani. Registrando uno speciale per La7, la premier ha evitato di replicare punto su punto agli attacchi della segretaria dem, limitandosi a commentare la vicenda Delmastro definendola una “leggerezza” e dichiarando di non averne parlato direttamente con il diretto interessato. Un’assenza di reazione immediata che, sul campo, la segretaria dem ha interpretato come una forma di protezione politica.
Schlein ha quindi concluso la sua giornata milanese ribadendo che il Partito Democratico ha fatto una “battaglia sul merito” della riforma, senza strumentalizzazioni, sebbene il fuoco dell’attacco politico si sia acceso proprio sull’esecutivo. L’obiettivo dichiarato, a poche ore dall’apertura dei seggi, resta quello di scongiurare il quorum o almeno far prevalere il “No” per “fermare una riforma che non migliora il sistema ma indebolisce l’indipendenza dei giudici”.




