Garlasco, dal sacco della spazzatura spunta un capello: si cerca il dna
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Redazione Interno
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Un capello lungo tre centimetri, rinvenuto in un sacco della spazzatura sequestrato nel 2007 a casa Poggi, potrebbe aggiungere un tassello inedito alle indagini sul delitto di Chiara Poggi, la ventunenne uccisa a Garlasco quasi diciassette anni fa. Emerso al termine della seconda giornata di incidente probatorio, il reperto – la cui esistenza era finora ignota – è stato analizzato dai periti del gip, che ne verificheranno l’origine attraverso l’estrazione del dna. Non è ancora chiaro se il bulbo sia integro, condizione necessaria per ottenere il profilo nucleare, o se si potrà ricavare solo quello mitocondriale, meno preciso ma comunque utile a circoscrivere la cerchia dei possibili donatori.
Il sacco, rimasto sigillato dal giorno del sequestro fino all’apertura davanti a tecnici e difensori, è stato custodito insieme agli altri reperti nella casa dove Chiara viveva con la famiglia, lo stesso luogo in cui il suo corpo fu scoperto il 13 agosto 2007, ai piedi della scala che conduceva alla taverna. Proprio quell’area, definita “gradino 0” nelle recenti cronache giudiziarie, è tornata sotto la lente degli inquirenti, sebbene la procura di Pavia – guidata da Fabio Napoleone – mantenga un riserbo assoluto sulle linee investigative.
L’incidente probatorio, che dovrebbe concludersi a ottobre, potrebbe però fornire risposte anticipate, accelerando un iter durato quasi due decenni. Intanto, il ritrovamento del capello riapre interrogativi già sollevati in passato: l’assenza di tracce ematiche di Chiara sul gradino, ad esempio, rimane un elemento da chiarire, così come la presenza di un’impronta attribuita a Alberto Sempio, all’epoca fidanzato della vittima e poi assolto in appello nel 2016




