Petrolio, l'Aie accelera sulle riserve: priorità al diesel
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Redazione Esteri
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I Paesi membri dell'Agenzia internazionale dell'energia (Aie) hanno deciso di accelerare il rilascio delle riserve strategiche di petrolio per contrastare le tensioni sui mercati energetici provocate dalla guerra in Medio Oriente. Al termine della riunione del 7 ottobre, i governi hanno concordato di completare il prima possibile le operazioni già avviate a marzo, assegnando la priorità alle scorte di diesel. L'organizzazione ha inoltre confermato la disponibilità a immettere ulteriori quantitativi di carburante sul mercato qualora la situazione lo rendesse necessario.
Le scorte ancora disponibili e il piano avviato a marzo
La dichiarazione diffusa dal direttore esecutivo Fatih Birol chiarisce le dimensioni dell'intervento. Dall'avvio dell'azione collettiva sono già stati rilasciati circa 325 milioni di barili, con alcuni Stati che hanno superato i quantitativi inizialmente promessi. Il completamento degli impegni assunti potrebbe portare sul mercato altri 100 milioni di barili, destinati ad aumentare la disponibilità di greggio e prodotti raffinati. Si tratta tuttavia di volumi compresi nel programma precedentemente approvato, non di una nuova decisione di liberare altre riserve per la stessa quantità.
L'operazione originaria, concordata l'11 marzo 2026, prevedeva la messa a disposizione di 400 milioni di barili per affrontare le interruzioni degli approvvigionamenti provocate dal conflitto con l'Iran. Era il più grande intervento coordinato nella storia dell'organizzazione, nata nel 1974 dopo la crisi petrolifera dell'anno precedente. I piani nazionali prevedevano tempi differenti per l'immissione delle scorte: i Paesi dell'Asia e dell'Oceania avevano programmato le prime disponibilità immediate, mentre quelli europei e americani avevano indicato la fine del mese per l'avvio delle rispettive operazioni.
I 32 Stati aderenti dispongono ancora complessivamente di circa 1,1 miliardi di barili di riserve petrolifere pubbliche di emergenza, fra cui oltre 200 milioni di barili di gasolio. Queste quantità costituiscono una capacità di intervento aggiuntiva rispetto agli impegni ancora da completare. L'eventuale utilizzo di altre riserve richiederebbe una nuova valutazione delle condizioni del mercato e delle necessità di approvvigionamento. La distinzione è importante perché l'accelerazione concordata non equivale, di per sé, all'approvazione di un ulteriore prelievo straordinario.
Perché il diesel è diventato la priorità della crisi energetica
La scelta di privilegiare il gasolio deriva dalle difficoltà che interessano il mercato internazionale dei prodotti raffinati. I conflitti in Iran e Ucraina hanno danneggiato infrastrutture di raffinazione e ostacolato il traffico delle petroliere, contribuendo a spingere i prezzi del diesel verso livelli record in diversi mercati. Le conseguenze riguardano soprattutto i trasporti commerciali, l'agricoltura e le attività industriali che utilizzano questo carburante. L'immissione di scorte già raffinate permette di intervenire direttamente sulla disponibilità del prodotto, senza dover attendere la trasformazione del greggio nelle raffinerie.
Un elemento centrale della crisi è rappresentato dallo Stretto di Hormuz, passaggio marittimo fondamentale per le esportazioni energetiche del Golfo Persico. Prima dell'escalation militare, attraverso questo corridoio transitavano mediamente 20 milioni di barili al giorno di petrolio e prodotti petroliferi, equivalenti a circa un quarto del commercio mondiale trasportato via mare. Le interruzioni della navigazione e le limitate possibilità di utilizzare rotte alternative hanno compromesso i normali flussi commerciali, costringendo diversi operatori a ridurre la produzione. Le riserve d'emergenza servono a compensare temporaneamente queste difficoltà di approvvigionamento, ma non aumentano la capacità produttiva degli impianti.
Il ruolo del G7 e le misure per la sicurezza energetica
La decisione arriva dopo l'intesa raggiunta dai leader del G7 per favorire l'immissione sul mercato di greggio e diesel e sostenere la stabilità degli scambi energetici internazionali. Il confronto era stato accompagnato anche dalle tensioni commerciali legate alla possibilità di limitare le esportazioni statunitensi di gasolio. I governi hanno sostenuto l'importanza di mantenere liberi i flussi commerciali di energia, evitando restrizioni capaci di aggravare le carenze nei Paesi importatori. L'intesa politica dei principali Paesi industrializzati ha preceduto la riunione dell'organizzazione incaricata di coordinare concretamente gli interventi sulle scorte.
Il sistema internazionale di sicurezza petrolifera prevede che gli Stati aderenti mantengano riserve equivalenti ad almeno 90 giorni di importazioni nette. Le scorte possono essere detenute direttamente dai governi, da organismi specializzati oppure dalle imprese attraverso obblighi nazionali. Oltre ai rilasci coordinati, gli strumenti di emergenza comprendono misure per contenere la domanda, sostituire temporaneamente alcuni combustibili e aumentare rapidamente la produzione dove esiste capacità inutilizzata. I Paesi hanno affidato al Segretariato dell'Aie il monitoraggio dell'attuazione degli impegni e l'aggiornamento delle analisi sui mercati. Una nuova valutazione della situazione è prevista nella riunione ordinaria del Consiglio direttivo fissata per la settimana successiva.
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