Garlasco, il mistero dell'unghia scomparsa e il dna di Sempio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A distanza di anni dalla tragica notte del 13 agosto 2007, il delitto di Chiara Poggi a Garlasco continua a sollevare interrogativi che, piuttosto che dissolversi, si infittiscono in un groviglio di omissioni e presunti errori procedurali. Quella che doveva essere una conclusione giudiziaria, dopo un iter processuale costellato da condanne e successive assoluzioni, si scontra con una realtà fatta di reperti smarriti e di analisi che potrebbero riscrivere interi capitoli dell'inchiesta. La genetista Denise Albani, alla quale sono state affidate nuove e cruciali indagini i cui esiti sono attesi per dicembre, si trova a dover districare una matassa resa ancor più complessa da dinamiche investigative sulle quali, oggi, si accendono i riflettori.

Il giallo nel giallo: la provetta scomparsa

Uno degli aspetti più controversi, emerso grazie alla ricostruzione della trasmissione "Ore 14 Sera" condotta da Milo Infante, riguarda le prove rinvenute sul Corpo di Chiara Poggi, in particolare le unghie. La situazione presenta due gravissime anomalie: la prima consiste nella scomparsa dell'unghia del mignolo della mano sinistra, di cui si sono perse le tracce senza una spiegazione plausibile; la seconda, non meno rilevante, concerne la modalità di conservazione dei reperti, visto che tutti i frammenti ungueali furono raggruppati in sole due provette, una per la mano sinistra e una per la destra, mescolando così potenziali tracce biologiche di fondamentale importanza. Questa gestione, lontana dai protocolli standard, ha inevitabilmente compromesso la chiarezza delle indagini, gettando un'ombra su quella che avrebbe potuto essere la prova decisiva per identificare un eventuale responsabile diverso da Alberto Stasi.

Il dna "molto elevato" e la teoria del contatto

È proprio dall'analisi di quei frammenti ungueali, tuttavia, che emerge un elemento dirompente. Sotto l'unghia di un dito della mano destra, con forte probabilità il mignolo, sarebbe stato individuato un quantitativo di materiale genetico maschile definito "molto elevato" e attribuito ad Andrea Sempio, il trentasettenne attualmente accusato dalla Procura di Pavia. Secondo quanto riferito, gli inquirenti sostengono che questo dna non sia riconducibile a una banale contaminazione, bensì a un contatto diretto, il che aprirebbe scenari significativi sulla dinamica dell'aggressione. L'ipotesi che viene avanzata è che quel trasferimento di cellule sia avvenuto durante una colluttazione, forse nel disperato tentativo di Chiara di difendersi dal suo assalitore.

Le attese per le nuove perizie

L'intera vicenda si trova dunque in una fase di stallo, in attesa dei risultati delle nuove analisi genetiche. La scienza è chiamata a fare chiarezza laddove le indagini sembrano aver prodotto, nel migliore dei casi, ambiguità. La comunità scientifica e l'opinione pubblica attendono di sapere se i recenti sviluppi, tra cui la rivelazione del dna di Sempio, reggeranno a un esame approfondito e indipendente. Il lavoro della genetista Albani, che dovrà districarsi tra i reperti superstiti e le intricate vicende della loro conservazione, si prospetta come un momento cruciale per un caso che, per la sua complessità e per le ombre che lo avvolgono, non smette di interrogare la coscienza collettiva.

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