Rutte: i Paesi Nato devono fare di più per aiutare l'Ucraina

Rutte: i Paesi Nato devono fare di più per aiutare l'Ucraina
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I Paesi membri della Nato "devono fare di più", in particolare per quanto riguarda la difesa aerea, per aiutare l'Ucraina mentre la Russia intensifica i suoi attacchi letali. Lo ha affermato il Segretario generale dell'Alleanza, Mark Rutte, durante una conferenza stampa a Tallinn, in Estonia.

"Con l'arrivo dell'inverno e mentre l'aggressione russa non accenna a diminuire, gli alleati (dell'Ucraina) devono fare di più, soprattutto per sostenere la (sua) difesa aerea", ha spiegato Rutte.

Il monito del numero uno dell'Alleanza arriva in una fase di particolare intensità del conflitto, con Mosca che ha concentrato le proprie offensive contro le infrastrutture energetiche ucraine, causando danni estesi e interruzioni di corrente in diverse regioni del Paese.

La campagna ibrida russa e la risposta dell'Alleanza

Rutte ha anche affrontato il tema delle cosiddette campagne ibride attribuite alla Russia contro i Paesi Nato, definite come azioni che si collocano al di sotto della soglia di un atto di guerra o di un'operazione militare convenzionale, come incendi dolosi o sabotaggi. "Putin cerca di indebolire la nostra determinazione e di porre fine al nostro sostegno all'Ucraina. Ma la Russia sta fallendo. Sta fallendo sul campo di battaglia in Ucraina. E noi non ci lasceremo intimidire", ha dichiarato il Segretario generale.

Secondo Rutte, questi episodi rappresentano soprattutto "un segno di debolezza" da parte di Mosca, e la reazione dell'Alleanza non deve necessariamente essere visibile o immediata: "Ciò che i russi adorano è che noi ne parliamo tutto il giorno, che ci lasciamo scuotere e che organizziamo conferenze stampa sull'argomento. Non lo faremo. Reagiremo dove dobbiamo reagire, non sempre in modo visibile".

Il quadro strategico della Nato

L'appello di Rutte si inserisce in un più ampio quadro di ridefinizione strategica dell'Alleanza. Nei giorni precedenti, il comandante supremo della Nato in Europa, il generale Alexus Grynkewich, aveva presentato al Warsaw Security Forum la cosiddetta "teoria della vittoria", una visione operativa articolata in tre fasi: bloccare l'attacco iniziale del nemico, indebolire le sue capacità offensive qualora l'assalto prosegua, e infine spezzare le forze avversarie e l'intero sistema operativo schierato contro l'Alleanza.

Grynkewich ha precisato che la strategia non implica un conflitto imminente: "La Nato non cerca la guerra con nessuno. Ma nessuno scambi il fatto che la Nato è un'alleanza difensiva come una debolezza. Se qualcuno sarà così pazzo da attaccarci, combatteremo". Il generale ha sottolineato come la postura difensiva dell'Alleanza si fondi su una deterrenza credibile, capace di individuare per tempo eventuali minacce e di dispiegare rapidamente le forze necessarie.

Gli attacchi russi e la richiesta di sistemi di difesa aerea

Sul terreno, la situazione resta critica per le infrastrutture ucraine. Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre, la Russia ha lanciato un massiccio attacco combinato con missili balistici e droni contro impianti energetici nelle regioni di Kiev e Kharkiv, provocando danni a decine di installazioni e lasciando centinaia di migliaia di persone senza elettricità.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto con insistenza ai partner occidentali ulteriori sistemi di difesa aerea, in particolare intercettori per i sistemi Patriot, definendoli l'unico strumento in grado di garantire protezione contro i missili balistici russi.

La necessità di rafforzare lo scudo aereo ucraino è del resto al centro delle priorità dell'Alleanza da mesi. Già in occasione del vertice Nato di Ankara, tenutosi nello scorso luglio, erano state gettate le basi per un incremento degli aiuti: nella dichiarazione congiunta, i membri dell'Alleanza avevano annunciato l'intenzione di fornire complessivamente 80 miliardi di dollari a sostegno della difesa ucraina nel 2026, di cui 32 miliardi attraverso la componente difensiva del prestito dell'Unione europea e i restanti 48 miliardi su base bilaterale.

Norvegia, Danimarca, Germania e Canada avevano inoltre annunciato l'intenzione di acquistare congiuntamente nuovi missili per i sistemi Patriot attraverso i meccanismi PURL e JUMPSTART, con un contributo norvegese di oltre 300 milioni di dollari.

Il ruolo degli alleati europei

L'Estonia, Paese ospite della conferenza stampa di Rutte, ha recentemente annunciato un contributo di 10 milioni di euro attraverso il meccanismo della Prioritized Ukraine Requirements List per l'acquisto di armi di produzione statunitense destinate a Kiev. Il primo ministro estone Kristen Michal ha ribadito l'impegno del proprio governo a sostenere la capacità di difesa aerea ucraina, in linea con le richieste formulate dal Segretario generale della Nato.

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