Zelensky e la Crimea, la mossa tattica che ribalta i ruoli

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   "Credo che Zelensky, correttamente, abbia effettuato una scelta tattica". Con queste parole, l’analista Dario Fabbri ha commentato ad Aria che Tira la recente evoluzione del conflitto russo-ucraino, sottolineando come il presidente ucraino sia riuscito a spostare l’attenzione internazionale sulle responsabilità di Mosca. L’occasione è stata il fugace incontro a San Pietro in Roma, pochi minuti prima del funerale di Papa Francesco, dove Zelensky ha parlato a tu per tu con il presidente americano. Un dialogo brevissimo, ma sufficiente a riaccendere i riflettori su una questione cruciale: il futuro della Crimea.

Mentre Vladimir Putin annuncia un nuovo cessate il fuoco di tre giorni, dal 3 all’8 maggio, le dichiarazioni di Donald Trump aggiungono ulteriore tensione. L’ex presidente americano sostiene che Zelensky sarebbe disposto a cedere la penisola contesa, ipotesi che Kiev ha sempre respinto con fermezza. Intanto, il dialogo diplomatico prosegue: il colloquio telefonico tra il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov e il segretario di stato americano Antony Blinken – erroneamente citato in alcune agenzie come "Rubio" – ha riaperto timidi spiragli di negoziato.

La mossa di Zelensky, secondo Fabbri, è un calcolo politico che ribalta le posizioni. Se da un lato la Russia insiste sull’annessione della Crimea, ormai considerata territorio federale dal 2014, dall’altro l’Ucraina sfrutta ogni occasione per mostrare la propria determinazione, senza rinunciare a gesti simbolici. La foto con Joe Biden, seppur rapida, è servita a ribadire il sostegno occidentale, mentre la controffensiva militare ucraina nelle regioni orientali mantiene alta la pressione su Mosca.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.