Bisceglie, spinge la moglie dal balcone e poi si butta: trovati morti entrambi
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Redazione Interno
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La rampa del garage di un condominio di via Vittorio Veneto, a Bisceglie, è diventata ieri sera il tragico palcoscenico di un epilogo che non lascia spazio a interpretazioni ambigue: i corpi senza vita di Luigi Gentile, 61 anni, e Patrizia Lamanuzzi, 54, giacevano uno accanto all’altro, a testimonianza di una caduta che – secondo quanto emerso finora – nessuno dei due avrebbe potuto evitare. A fare la differenza, nel ricostruire quei secondi decisivi, è stata la testimonianza di una vicina, la quale ha riferito ai carabinieri di aver udito le urla della donna prima di assistere, impotente, alla sua precipitazione nel vuoto. Da un’altezza di circa tre metri, un gesto che le prime ipotesi investigative inquadrano già come omicidio-suicidio: lui l’avrebbe spinta per prima, per poi gettarsi a sua volta.
La dinamica e la testimonianza chiave
Secondo quanto raccontato dalla vicina – unico tassello diretto in una vicenda altrimenti muta – i due coniugi si stavano separando, e quella che era scoppiata in un litigio, forse l’ennesimo, si è trasformata in pochi istanti in una furia cieca. La donna è stata vista precipitare dopo un urto violento, mentre l’uomo, senza esitare, ha compiuto lo stesso gesto, come se l’atto conclusivo non potesse che essere condiviso nella morte. I loro corpi, recuperati dai soccorsi ormai privi di ogni segno vitale, sono stati trovati sulla discesa che porta ai box, una sorta di abbraccio macabro che ha sconvolto i primi soccorritori e gli stessi inquirenti, chiamati a escludere qualsiasi altra variabile.
Un femminicidio consumato in pochi secondi
Si tratta, a tutti gli effetti, di un nuovo caso di femminicidio consumato all’interno delle mura domestiche, o meglio, sull’orlo di un balcone che si affacciava sulla vita di quartiere. Luigi Gentile avrebbe così trasformato la separazione – un passaggio già doloroso di per sé – in una condanna eseguita senza alcun apparente ripensamento. La Procura ha aperto un fascicolo, e gli investigatori stanno ascoltando parenti e altri condomini per verificare se vi fossero stati precedenti denunce o segnali di una tensione ormai cronica. Quello che emerge, però, è il silenzio che spesso avvolge queste dinamiche fino all’ultimo, ineluttabile gesto.
L’indagine tra cronaca e silenzi
I carabinieri hanno acquisito i telefoni dei due coniugi e stanno setacciando i messaggi e le testimonianze di chi li conosceva, nella speranza di ricostruire i giorni che hanno preceduto la tragedia. Nessuna arma, nessuna effrazione: solo il vuoto e quel piccolo parapetto da cui entrambi sono scivolati o sono stati spinti. La vicina che ha sentito le urla rimane, per ora, l’unica finestra aperta su quei secondi, e la sua voce si aggiunge a quelle di altre donne che, in altre storie simili, avevano chiesto aiuto senza essere ascoltate. Ma qui, a Bisceglie, non ci sono grida di allarme precedenti, almeno per quanto si sappia oggi. Resta il accanto al corpo, sulla rampa del garage, e l’amara certezza che la separazione, per Patrizia Lamanuzzi, è stata l’inizio della fine.




