Nuova legge elettorale, le simulazioni dei seggi fotografano il vantaggio per il centrodestra

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È legge di pochi giorni fa, anzi di poche ore se consideriamo l’iter parlamentare che si apre ora, il deposito alle Camere del testo unificato del centrodestra che rivoluziona il sistema di voto, un testo che porta la firma dei capigruppo di maggioranza e che è già stato ribattezzato "Stabilicum" o, con un pizzico di ironia politica, "Donzellum". E le prime simulazioni, quelle elaborate da istituti come Youtrend per SkyTg24 e quelle di Antonio Noto, restituiscono un’immagine piuttosto nitida di quello che potrebbe essere l’esito di una competizione elettorale corsa con queste nuove regole, un esito che, al netto delle naturali oscillazioni dei sondaggi, sembra disegnato per blindare l’attuale perimetro della maggioranza di governo.

Il cuore della riforma, che abbandona i collegi uninominali del Rosatellum per abbracciare un proporzionale corretto da un premio di maggioranza, è proprio quel premio: 70 seggi alla Camera e 35 al Senato garantiti alla coalizione che superi il 40 per cento dei consensi, con un eventuale ballottaggio previsto qualora ci si fermi tra il 35 e il 40 per cento. Ed è qui che i numeri, oggi, parlano chiaro. Con il centrodestra dato al 47,5 per cento nelle rilevazioni di Noto e la somma delle forze di opposizione, il cosiddetto Campo largo che include il Partito democratico, il Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e PiùEuropa, attestata intorno al 43,5 per cento, l’attribuzione del premio andrebbe tutta a vantaggio della coalizione guidata da Fratelli d’Italia. Alla Camera, secondo queste proiezioni, la maggioranza balzerebbe a una forchetta compresa tra i 220 e i 242 seggi, mentre il centrosinistra si fermerebbe tra i 138 e i 152, un divario parlamentare ben superiore allo scarto di voti reali.

L’addio ai collegi uninominali ridisegna la geografia del voto e pesa sugli equilibri interni alla maggioranza

Se l’effetto principale del nuovo impianto è quello di garantire una solida maggioranza parlamentare a chi vince le elezioni, trasformando anche un vantaggio contenuto in un controllo stabile delle Camere, le ricadute più interessanti – e foriere di potenziali tensioni – si misurano però dentro le singole coalizioni, e in particolare in quella di governo. Il superamento dei collegi uninominali, che nel Rosatellum rappresentavano il 37 per cento dei seggi e premiavano con un effetto moltiplicatore i partiti territorialmente radicati, modifica profondamente la geografia del potere. Il centrosinistra, unito, avrebbe strappato diversi seggi al Sud proprio grazie agli uninominali, ma con il nuovo sistema questa rimonta potenziale viene meno, mentre al Nord, dove quei collegi erano un serbatoio per la Lega, l’effetto è speculare.

Ed è proprio sul Carroccio che le simulazioni di Youtrend disegnano lo scenario più delicato, quasi un paradosso per una legge voluta dalla maggioranza. Se oggi si votasse con lo "Stabilicum", la Lega vedrebbe dimezzata la propria rappresentanza parlamentare, passando dagli attuali 59 deputati a una forchetta compresa tra i 31 e i 37, e perdendo al contempo buona parte del suo peso specifico al Senato. Il motivo è tecnico e politico insieme: nel 2022, il partito di Matteo Salvini elesse 42 dei suoi 66 deputati grazie ai collegi uninominali, un moltiplicatore di potere che derivava dalla capacità di negoziare candidature pesanti nei territori a lui favorevoli, spesso sulla base di sondaggi che lo davano in crescita; con l’eliminazione di quei collegi e il ritorno a un proporzionale puro all’interno della coalizione, la quota di seggi leghisti si allineerebbe molto di più al suo effettivo consenso, oggi intorno al 7 per cento. Una cura dimagrante che, se da un lato rafforza la tenuta complessiva della coalizione – che manterrebbe comunque numeri solidi, con Fratelli d’Italia in crescita fino a 150 deputati e Forza Italia stabile tra i 38 e i 46 – dall’altro ridisegna i pesi interni, spostando l’asse dell’intero blocco più a destra e riducendo lo spazio di manovra del Carroccio.

Il confronto con il Rosatellum e le variabili che potrebbero spostare gli equilibri

L’altro dato che emerge con forza dalle analisi dei sondaggisti è il radicale cambio di prospettiva rispetto alla legge attualmente in vigore. Se si votasse domani con il Rosatellum, con le stesse coalizioni, il quadro sarebbe di sostanziale equilibrio, se non di un lievissimo vantaggio per il centrosinistra alla Camera, ma senza che nessuno dei due schieramenti raggiunga la maggioranza assoluta. Il centrodestra conquisterebbe 186 seggi su 400, il Campo largo 192, un pareggio che renderebbe indispensabile l’appoggio di forze terze come Azione di Carlo Calenda o Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Lo "Stabilicum", invece, trasformerebbe un testa a testa in una vittoria netta, dando alla coalizione vincente una maggioranza solida e, conseguenza non secondaria, il controllo delle leve per la successiva elezione del Presidente della Repubblica.

Eppure, come sempre in politica, le proiezioni matematiche si scontrano con la variabile imprevedibile dei comportamenti umani e delle mosse degli attori. La nuova legge, pur avvantaggiando oggi il centrodestra, non è una macchina inesorabile: un eventuale sorpasso del centrosinistra nei consensi, magari trainato da una diversa aggregazione delle forze o da un mutamento del clima politico dopo il referendum sulla giustizia, produrrebbe un effetto analogo a suo favore, consegnando a Schlein e Conte lo stesso premio di maggioranza. Non solo: dentro la maggioranza, la consapevolezza che la Lega rischi un tracollo interno potrebbe riaprire trattative non semplici sulla spartizione dei seggi premio, quelle che non dipendono solo dalle percentuali ma dai rapporti di forza politici del momento. Resta poi da capire l’impatto di eventuali liste minori: Azione, data attorno al 3,5 per cento, con il Rosatellum avrebbe qualche seggio, con il nuovo sistema potrebbe ritrovarsi con una decina di parlamentari, mentre Futuro Nazionale, in bilico sulla soglia di sbarramento, potrebbe entrare o meno in Parlamento rubando voti un po’ a tutti gli schieramenti. Sono questi i dettagli, le crepe nel marmo delle simulazioni, che trasformeranno un testo legislativo in una partita politica ancora tutta da giocare.

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