Ferretti, i cinesi di Weichai blindano il controllo. Komarek: “voto irregolare”
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Redazione Economia
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L’assemblea degli azionisti di Ferretti, tenutasi online e a porte chiuse – una modalità che di per sé non facilita la trasparenza né placa gli animi già infiammati da una lunga battaglia societaria – ha consegnato la maggioranza del board al socio cinese Weichai. La lista presentata dal gruppo orientale, che insieme a Ferretti International Holding controlla il 39,531% del capitale del celebre cantiere navale quotato su Euronext Milan, ha ottenuto il 52,3% dei voti. Una percentuale che supera di tredici punti la sua quota di partenza, mentre dall’altra parte il miliardario ceco Karel Komarek, attraverso la sua Kkcg Maritime (titolare del 23,2% del capitale), ha visto la propria lista fermarsi al 47,4%, nonostante un incremento di quasi venti punti percentuali rispetto alle proprie basi di partenza. Un risultato, quest’ultimo, che testimoniano gli sforzi profusi dal socio ceco e dal partner kuwaitiano Bader Al-Kharafi, ma rivelatisi insufficienti a scalfire l’egemonia cinese.
La composizione del nuovo board e i ruoli chiave
Alla compagine di Komarek, secondo quanto emerso al termine della votazione, spetterà un solo seggio nel consiglio di amministrazione, che sarà occupato da Katarina Banko. Un’assegnazione che rappresenta una rappresentanza residuale, quasi simbolica, se paragonata agli otto consiglieri destinati a Weichai. Per la presidenza, il socio cinese aveva già indicato Tan Ning, mentre la poltrona di amministratore delegato potrebbe essere affidata a Stassi Anastassov, già amministratore delegato di Duracell. L’assemblea, tra l’altro, ha anche approvato il bilancio individuale della società relativo all’esercizio chiuso al 31 dicembre 2025, che ha registrato un utile pari a 44.635.297,39 euro; contestualmente, l’assemblea ha preso atto del bilancio consolidato del gruppo, comprensivo della rendicontazione consolidata di sostenibilità. Un passaggio tecnico, quest’ultimo, che solitamente passa in sordina, ma che in un clima di aspro confronto come quello attuale assume una valenza ulteriore, quasi di ratifica di un nuovo ordine interno.
La contestazione di Komarek e le accuse sulle irregolarità
Non è tardata la reazione del gruppo ceco. Fonti vicine a Kkcg Maritime hanno ribadito che la società contesta la validità dell’assemblea, segnalando “criticità sull’integrità del voto e possibili violazioni normative”. Vizi, secondo la compagine di Komarek, tali da incidere sulla legittimità dei voti espressi e, di conseguenza, sulla stessa composizione del nuovo consiglio di amministrazione. Una contestazione che non si limita a una sterile dichiarazione di principio, ma che preannuncia una battaglia legale: Komarek si dice pronto a impugnare l’esito della votazione, gettando un’ombra lunga sulle decisioni appena prese. Dall’altra parte, Weichai può per ora contare su numeri chiari – il 52,3% dei consensi – ma l’ombra del contenzioso giudiziario rischia di paralizzare le scelte strategiche del cantiere navale per mesi, se non anni.
L’addio di Piero Ferrari e un’assemblea già segnata
A rendere ancora più teso il clima, prima ancora del voto, era stato l’addio polemico di Piero Ferrari, figura storica legata al mondo dei motori e ai cantieri. Un’uscita di scena che aveva già messo in luce le profonde crepe all’interno dell’azionariato. L’assemblea, nel frattempo, aveva già provveduto a nominare Hao Qinggui alla presidenza della riunione, prima di procedere con l’esame del bilancio e con il rinnovo degli organi societari. Ora che i numeri sono stati depositati, l’ago della bilancia pende pesantemente verso oriente; ma la contestazione sollevata da Komarek – unita alle “criticità sull’integrità del voto” di cui si parla – potrebbe trasformare questa vittoria in una vittoria di Pirro, con i giudici chiamati a dirimere una disputa che ha già tutti i connotati di una resa dei conti senza esclusione di colpi.




