Ultimatum di Zelensky a Lukashenko sui radar, Mosca convoca un vertice di emergenza
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Redazione Esteri
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Venti di guerra sempre più forti soffiano sul confine tra Ucraina e Bielorussia, e la tensione, ormai, è palpabile. Il presidente Volodymyr Zelensky ha lanciato un perentorio ultimatum ad Aleksander Lukashenko, concedendogli una settimana di tempo per smantellare i quattro ripetitori installati sul suolo bielorusso, che a suo dire vengono utilizzati per guidare i droni russi verso le città ucraine.
Qualora Minsk non dovesse ottemperare a questa richiesta, Kiev ha fatto sapere di essere pronta a intervenire direttamente per mettere a tacere quei dispositivi, scatenando così una nuova e pericolosa sfida diplomatica nella regione.
La reazione del Cremlino e il vertice annunciato
La reazione di Mosca non si è fatta attendere, e anzi ha contribuito ad alzare ulteriormente il livello dello scontro. Il Cremlino ha subito denunciato quella che definisce come una palese ingerenza ucraina negli affari interni di uno Stato sovrano, annunciando nel contempo un imminente vertice tra il presidente Vladimir Putin e il suo omologo bielorusso Lukashenko, proprio per blindare il loro asse strategico e valutare le contromosse da adottare.
Ieri, nel corso di una presa di posizione ufficiale sulla crisi, Mosca ha chiarito che il colloquio tra i due leader servirà a fare il punto sugli sviluppi e a coordinare le rispettive posizioni, segno che il patto tra i due Paesi resta solido nonostante le pressioni provenienti da Kiev.
L’ultimatum di Zelensky e le minacce ai radar bielorussi
Nel corso di un punto stampa tenutosi venerdì scorso a Kiev, Zelensky ha spiegato che le apparecchiature di ripetizione del segnale posizionate lungo il confine vengono sfruttate per indirizzare gli attacchi dei droni russi contro obiettivi ucraini, e ha quindi minacciato di procedere allo spegnimento diretto di quei radar se Lukashenko non dovesse decidere di agire autonomamente entro il termine stabilito.
Si tratta di un passo che, se attuato, comporterebbe un’azione militare sul territorio di uno Stato formalmente alleato di Mosca, e che per questo motivo viene letto dagli analisti come un tentativo di mettere alla prova la coesione del fronte filorusso, spingendo la Bielorussia a una scelta dal peso politico e strategico rilevante.
Le dichiarazioni di Lavrov sull’Europa e il ruolo di osservatore
Parallelamente alle tensioni sul confine, il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha offerto il suo punto di vista sui rapporti con il Vecchio continente, in un articolo intitolato "Ucraina, Europa e sicurezza globale" destinato alla testata Politico Europe, sebbene la redazione abbia poi deciso di non pubblicarlo.
Nel suo intervento, Lavrov ha dichiarato che la Russia considera l'Europa come una parte attivamente intenzionata alla sconfitta di Mosca nel conflitto, una posizione che a suo avviso viene rivendicata apertamente dagli stessi leader europei, e che di conseguenza impedisce di condurre un dialogo con l’Europa come se questa fosse un osservatore terzo e imparziale.
Questa presa di posizione, che arriva mentre il fronte diplomatico si infiamma a causa della crisi bielorussa, contribuisce a delineare un quadro in cui ogni attore sembra chiamato a schierarsi senza mezzi termini, riducendo ulteriormente gli spazi per una mediazione che appaia credibile agli occhi di tutte le parti coinvolte.




