Rogoredo, ancora spari tra polizia e rapinatore: un uomo in fin di vita dopo lo scontro a fuoco

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La piazza Mistral, nel cuore del quartiere di Rogoredo a Milano, è stata di nuovo teatro, nel primo pomeriggio, di una violenta sparatoria che ha visto contrapposti gli agenti di polizia e un uomo armato. L’episodio, che segue di pochi giorni un altro scontro a fuoco nella stessa area, ha avuto inizio con un’aggressione a danno di una guardia giurata, la quale è stata colpita alla testa con un bastone prima di essere derubata della propria pistola d’ordinanza, una Walther P99 caricata con dieci colpi. Il rapinatore, un trentenne di nazionalità cinese, dopo essersi impossessato dell’arma ha cercato la fuga, venendo però rapidamente individuato dalle volanti giunte sul posto. È a quel punto che l’uomo, invece di desistere, ha aperto il fuoco contro l’auto della polizia, esplodendo almeno tre colpi, ai quali gli agenti hanno prontamente risposto per neutralizzare la minaccia.

Le condizioni critiche dell’aggressore e il trasporto al Niguarda

Il conflitto a fuoco, inevitabile data l’immediatezza della reazione necessaria a fronteggiare un pericolo così grave e imminente, ha avuto come esito il ferimento del rapinatore, centrato alla testa e a un braccio. In condizioni cliniche definite subito come gravissime, l’uomo è stato soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale Niguarda, dove i medici hanno constatato il suo pericolo di vita, lottando per stabilizzarne le funzioni vitali. Sul posto, intanto, è scattata l’inchiesta della polizia giudiziaria per ricostruire nei minimi dettagli la dinamica dell’accaduto, mentre l’agente colpito dal bastone è stato medicato, riportando fortunatamente ferite non di carattere serio. La scena, subito delimitata dal nastro bianco e rosso, è rimasta presidiata a lungo, mentre gli investiganti raccoglievano le evidenze balistiche e le testimonianze, tra cui quella fondamentale della guardia giurata vittima dell’assalto iniziale.

La posizione del sindacato di polizia sulla legittima difesa

In merito alla reazione degli agenti, che hanno fatto uso delle armi in servizio, il segretario del Siulp di Milano è intervenuto con fermezza, sottolineando come “ignorare la sussistenza della legittima difesa sarebbe un’opzione irricevibile”. Una presa di posizione netta, quella del rappresentante sindacale, che la inquadra all’interno di un più ampio allarme lanciato da tempo sulle condizioni di degrado e insicurezza che caratterizzerebbero diverse periferie metropolitane, Rogoredo in primis. Allarmi spesso bollati, secondo la sua ricostruzione, come frutto di una percezione distorta o di un ingiustificato pessimismo, ma che episodi come questo, drammatici e consecutivi, riporterebbero invece alla cruda realtà dei fatti. La tensione nell’area, del resto, rimane palpabile, alimentata dalla memoria ancora fresca del precedente scontro a fuoco avvenuto meno di sette giorni fa.

La ricostruzione dei fatti e il quadro d’insieme

La sequenza degli eventi, così come ricostruita dalle prime dichiarazioni, appare lineare nella sua tragicità: l’aggressione al vigilante, il furto dell’arma, la fuga, l’inseguimento, lo scontro a fuoco. Elementi che, concatenati, non lasciano spazio a dubbi sulla pericolosità dell’azione del rapinatore e sulla necessità, per le forze dell’ordine, di intervenire con decisione per tutelare l’incolumità pubblica e la propria. La vicenda giudiziaria che ne seguirà, mentre l’uomo combatte per la vita in terapia intensiva, sarà ovviamente chiamata ad accertare ogni aspetto, ma il quadro d’insieme, in questa fase, delinea un episodio di criminalità violenta che ha costretto la polizia a una risposta estrema. Un altro capitolo, purtroppo, che si aggiunge alla cronaca nera di una periferia già segnata da tensioni e criticità sociali, dove il controllo del territorio si scontra con azioni individuali di una pericolosità incontrollata.

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