Hormuz è un’arteria chiusa, Bab al-Mandeb resta percorribile. Il punto sulle rotte marittime nel mezzo della crisi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra in Medio Oriente sta riscrivendo la geografia del commercio marittimo globale, con conseguenze che si ripercuotono sui mercati energetici e sulle catene di approvvigionamento. Mentre lo Stretto di Hormuz, il vero e proprio collo di bottiglia per il petrolio del Golfo Persico, è di fatto paralizzato, la situazione appare più articolata e meno tragica per lo Stretto di Bab al-Mandeb, nel Mar Rosso.

Contrariamente a quanto si temeva, il transito attraverso quest’ultimo non è stato completamente interrotto, sebbene i volumi siano drasticamente calati e il livello di minaccia resti elevato.

Il blocco totale di Hormuz e l’emergenza umanitaria

La chiusura dello Stretto di Hormuz, decretata dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ormai da alcune settimane, rappresenta il fulcro della crisi. Il blocco, annunciato come ritorsione alle interferenze statunitensi e alle operazioni militari di Washington nella regione, è totale: nessuna imbarcazione è autorizzata a transitare fino a nuovo avviso. Le conseguenze sono state immediate e devastanti per il traffico commerciale.

Secondo i dati di tracciamento, i transiti giornalieri sono crollati a una manciata, con picchi negativi in cui si è contata una sola nave in un’intera giornata, il livello più basso dal 7 maggio. I dati parlano di una paralisi quasi assoluta, nonostante il Comando Centrale degli Stati Uniti ribadisca che lo Stretto è aperto al transito con il supporto della marina americana.

A pagare il prezzo più alto, oltre all'economia globale, sono gli equipaggi: circa seimila marinai sono rimasti bloccati nell’area in attesa di evacuazione, una crisi umanitaria che l’Onu ha denunciato come grave e che l’Organizzazione Marittima Internazionale ha cercato di gestire, con un piano di evacuazione che ha finora permesso di mettere in sicurezza oltre cento navi e quasi tremila persone, ma che è stato sospeso a causa del perdurare delle condizioni di insicurezza.

Bab al-Mandeb: un transito limitato ma non interrotto

A differenza di Hormuz, lo Stretto di Bab al-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, non è stato chiuso al traffico internazionale. Il portavoce degli Houthi, Mohammed Abdusalam, ha chiarito che il blocco navale dichiarato dai ribelli yemeniti riguarda esclusivamente le navi legate all’Arabia Saudita. Questa distinzione ha permesso a diverse imbarcazioni di continuare a transitare, sebbene con una frequenza enormemente ridotta.

Prima della guerra, lo Stretto veniva attraversato da una settantina di navi al giorno; nelle ultime settimane il numero è oscillato tra le venti e le quaranta, fino a scendere a una dozzina in alcuni giorni. La situazione rimane tesa: gli Houthi hanno colpito due petroliere saudite che cercavano di violare il blocco, e alcune navi, per evitare rischi, hanno scelto di invertire la rotta o di optare per il lungo giro attraverso il Canale di Suez, con costi e tempi triplicati.

Attacchi e contro-attacchi: l’escalation militare

Il quadro di tensione è alimentato da un continuo scambio di colpi militari. Gli Stati Uniti, con il presidente Donald Trump pronto a inviare truppe di terra, hanno intensificato la campagna militare con raid anche sulle basi dei pasdaran. Teheran ha risposto in modo deciso, colpendo con droni tre basi americane in Kuwait e minacciando di bloccare completamente Hormuz se Washington avesse preso di mira le infrastrutture del Paese.

Le schermaglie coinvolgono anche l’Arabia Saudita, che ha lanciato attacchi aerei contro il porto yemenita di Hodeida e l’isola di Kamaran, colpendo siti di telecomunicazione e, secondo alcune fonti, depositi di armi degli Houthi, che hanno promesso una "dura risposta". I media sauditi hanno parlato di un raid contro una petroliera nel Mar Rosso, con lievi danni allo scafo, confermando la fragilità dell’equilibrio nella regione.

Le conseguenze economiche e gli scenari futuri

La chiusura di Hormuz ha già avuto un impatto violento sui prezzi del petrolio, che sono balzati oltre i cento dollari al barile. Un eventuale blocco contemporaneo di Bab al-Mandeb, come paventato da alcuni analisti, causerebbe uno choc petrolifero di dimensioni drammatiche, considerando che da queste due rotte transita una fetta enorme del commercio globale di greggio. L’Arabia Saudita, costretta a deviare le sue esportazioni verso il Mar Rosso per aggirare il blocco di Hormuz, si trova ora a dover fronteggiare le minacce Houthi, che hanno reso insicura anche questa via alternativa.

La situazione resta fluida e gli sviluppi sono imprevedibili: le parole del presidente Trump su negoziati con l'Iran, definite "seri" ma senza fretta, si scontrano con una realtà fatta di attacchi missilistici e blocchi navali che tengono il mondo con il fiato sospeso.

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