Israele lancia "Carri di Gedeone II", Hamas accusa: "Disprezzo per la mediazione"
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Redazione Esteri
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Mentre i mediatori internazionali tentano di far decollare un nuovo negoziato per la tregua, la risposta di Israele arriva con i cingoli dei carri armati e la chiamata di ulteriori sessantamila riservisti. L’operazione militare, battezzata non a caso "Carri di Gedeone II" in una chiara continuità con la prima fase offensiva, si sta dispiegando alla periferia di Gaza City, obiettivo dichiarato della nuova, massiccia, manovra. Un piano che – stando alle intenzioni del governo Netanyahu – mira all’occupazione totale di quello che era il centro nevralgico della Striscia e che, in ventidue mesi di conflitto, è divenuto il rifugio estremo per oltre un milione di palestinesi in fuga dai bombardamenti.
A questa mossa, Hamas ha replicato con un comunicato durissimo, definendo l’avanzata israeliana un "palese disprezzo" per gli sforzi diplomatici. Il gruppo, che aveva dato il suo assenso all’ultima proposta di cessate il fuoco presentata dai mediatori, accusa il primo ministro israeliano di essere "il vero ostacolo a qualsiasi accordo", sottolineando come, invece di avviare un dialogo, Tel Aviv scelga di "continuare la sua guerra". Le dichiarazioni giungono in un momento di forte tensione anche interna per Israele, dove si sono registrati scontri tra la polizia e manifestanti ultra-ortodossi a Kfar Yona, a nord di Tel Aviv, che protestavano contro la coscrizione obbligatoria degli studenti di seminario.




