Il silenzio dopo la valanga: la morte del professor Poli sulle pendici della Becca di Nana
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Redazione Interno
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C’è un silenzio particolare, quello che cala in montagna dopo il distacco di una valanga, un silenzio che domenica ha avvolto le pendici della Becca di Nana, in Valle d’Aosta, luogo dell’ultima escursione di Stefano Poli. Il professore ordinario di Petrologia e Petrografia all’Università Statale di Milano, 66 anni, originario di Bergamo e residente a Pozzuolo Martesana, era partito in mattinata da Antagnod per un’escursione in solitaria, come era solito fare, e dopo aver raggiunto la vetta aveva persino inviato un messaggio ai familiari per annunciare l’inizio della discesa. Un gesto che doveva essere di rassicurazione e che invece, poche ore più tardi, si è trasformato nell’ultimo contatto con i suoi cari, perché durante il rientro, a circa tremila metri di quota, un fronte di neve largo un centinaio di metri lo ha travolto, cancellando ogni sua traccia.
La dinamica del soccorso e il ritrovamento del L’allarme è scattato nel primo pomeriggio, intorno alle 13.30, quando la moglie, non vedendolo rientrare e non riuscendo a mettersi in contatto con lui, ha contattato il Soccorso alpino valdostano. Sono state avviate immediatamente le ricerche e un sorvolo in elicottero dell’area ha permesso di individuare il punto esatto del distacco, confermando purtroppo i timori peggiori. I tecnici del soccorso alpino, affiancati dai militari del Soccorso alpino della Guardia di Finanza di Cervinia, sono intervenuti e hanno recuperato il corpo del professore, ormai privo di vita, sotto la neve. Il medico legale, giunto sul posto con l’equipaggio, non ha potuto far altro che constatare il decesso, avvenuto per le conseguenze del tragico impatto, e la salma è stata successivamente trasferita a Champoluc per gli accertamenti di rito.
Il profilo della vittima: una carriera dedicata allo studio della Terra
Stefano Poli non era un semplice appassionato di montagna, ma un accademico di chiara fama, il cui curriculum parla di una vita dedicata allo studio dei processi geologici e della composizione della crosta terrestre. Diplomato al liceo classico Paolo Sarpi, e non al Lussana come inizialmente riportato da alcune fonti, aveva costruito la sua intera carriera all’interno dell’Università Statale di Milano, dove era considerato un punto di riferimento nel campo della petrologia sperimentale. Aveva diretto il Dipartimento di Scienze della Terra e il suo prestigio accademico era riconosciuto anche al di fuori dell’ateneo, tanto da essere eletto membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei, una delle istituzioni culturali più antiche e autorevoli d’Europa. La sua morte, avvenuta proprio tra quelle montagne che conosceva e studiava, rappresenta una perdita grave per la comunità scientifica.
Il contesto di una domenica drammatica sulle Alpi
La scomparsa del professor Poli non è stato un caso isolato, ma si inserisce in una giornata funestata da numerosi incidenti in alta quota, causati dall’instabilità del manto nevoso. Gli sbalzi termici e le recenti precipitazioni hanno reso il pericolo valanghe particolarmente elevato su tutto l’arco alpino, portando alla morte di altri scialpinisti in Alto Adige, nella zona di Merano 2000, e in Svizzera, dove due giovani hanno perso la vita tra Saint Moritz e Verbier. Questa coincidenza di eventi, se da un lato sottolinea l’imprevedibilità della montagna in certe condizioni, dall’altro pone l’accento sulla delicatezza del momento che sta vivendo l’intero arco alpino, dove i bollettini avevano segnalato un rischio marcato, e dove la neve, instabile e traditrice, ha trasformato una giornata di sport in una tragedia collettiva.




