Il bilancio della valanga in Alto Adige sale a tre vittime, muore nell’ospedale di Innsbruck la 26enne ricoverata in condizioni critiche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tragedia che sabato mattina ha sconvolto la quiete della Val Ridanna, nel comune di Racines, ha aggiunto un’altra, dolorosa pagina nella notte, quando Laura Santino, la giovane psicologa di 26 anni originaria di Gavardo e residente a Vestone, in provincia di Brescia, non ce l’ha fatta. Ricoverata in gravissime condizioni all’ospedale di Innsbruck dopo essere stata estratta dalla valanga che l’aveva travolta insieme ad altre 24 persone, la sua morte porta così a tre il numero complessivo delle vittime di quella massa nevosa che si era staccata improvvisamente dal pendio della Cima d’Incendio, la Zunderspitze.

Il luogo e la dinamica: un distacco ampio su un pendio a 2.445 metri

Erano circa le 10 del mattino di sabato 21 marzo quando il gruppo di scialpinisti – una ventina di persone, tutte munite di Artva, i dispositivi che consentono di localizzare i dispersi sotto la neve – si trovava sul versante della ‘Hohe Ferse’, una montagna di 2.669 metri nota anche come “Tallone”. Il distacco, largo 150 metri e lungo 800, si è generato a circa 2.445 metri di quota: una valanga di dimensioni imponenti che ha investito in pochi istanti gli sciatori, travolgendo chi si trovava sulla sua traiettoria. Tra i coinvolti, il marito della giovane psicologa, rimasto miracolosamente illeso e che ora, come i familiari delle altre due vittime – i cui nomi sono già stati resi noti nelle prime ricostruzioni –, dovrà fare i conti con l’inchiesta aperta dalla procura, tesa a ricostruire minuto per minuto l’esatta dinamica di quanto accaduto.

Il ruolo del Soccorso Alpino e le complessità della neve primaverile

Il Soccorso Alpino nazionale, intervenuto immediatamente con i tecnici, ha sottolineato come l’episodio ponga l’accento su una criticità spesso sottovalutata: la stabilità del manto nevoso in questo periodo dell’anno. Una guida esperta di montagna, Alex Barattin, della direzione nazionale del Soccorso Alpino, spiega – contrariamente a quanto si possa pensare – che la primavera, in realtà, è “storicamente il periodo più indicato per sciare e fare il fuori pista. Perché il manto di neve è già stabilizzato, naturalmente più coeso”. L’avvertimento, però, è chiaro: la neve è fatta di strati che in primavera si trasformano più velocemente, ed è proprio questo processo di trasformazione – dove il caldo diurno e il gelo notturno alterano la struttura cristallina – a rendere insidiosi pendii che all’apparenza sembrano sicuri. Prima di partire, raccomandano i tecnici, consultare meteo e bollettini valanghe, ma soprattutto chiedere consiglio ai valligiani: un’indicazione che assume un peso specifico ancora maggiore alla luce della tragedia.

La stagione invernale e l’approssimarsi della Pasqua tra attenzione e frequentazione

Con la Pasqua ormai alle porte, fissata per il 5 aprile, le previsioni meteorologiche indicano un quadro favorevole per gli appassionati della montagna: neve e freddo non mancheranno, alimentando la consueta affluenza sugli sci. È proprio in questo contesto, caratterizzato da un manto nevoso che gli esperti definiscono stabilizzato ma non omogeneo, che si inserisce la tragedia della Val Ridanna. Il bilancio – ora di tre vite spezzate – riporta l’attenzione sulle valutazioni che precedono ogni gita fuori pista, dove la presenza di Artva, pur fondamentale, non esime da una scelta consapevole dell’itinerario. Le indagini, ancora in corso da parte della magistratura, dovranno chiarire se eventuali segnali premonitori del distacco fossero emersi, mentre il Soccorso Alpino ribadisce l’importanza di affidarsi a chi conosce il territorio, soprattutto quando la montagna, complice il clima primaverile, mostra un volto mutevole e talvolta letale.

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