India e Pakistan sull’orlo della guerra: raid aerei e decine di morti dopo l’attentato in Kashmir
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Redazione Esteri
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L’India ha lanciato un’incursione aerea in territorio pakistano nelle prime ore di mercoledì, colpendo quelli che definisce «campi di addestramento terroristici», in una drammatica escalation che rischia di trascinare i due Paesi – entrambi dotati di armi nucleari – in un conflitto aperto. L’attacco, ribattezzato «Operazione Sindoor» dal governo di Nuova Delhi, è stato presentato come una risposta all’attentato del Kashmir indiano, dove due settimane fa un commando di miliziani – che l’India attribuisce a gruppi sostenuti dal Pakistan – aveva ucciso 26 persone.
Secondo fonti militari pakistane, i raid hanno provocato almeno 31 vittime, tra cui donne e bambini, sparse in diverse località. Ventisei civili sarebbero morti negli attacchi aerei, mentre altri cinque sono caduti sotto il fuoco indiano lungo la Line of Control, la linea di confine de facto che divide il Kashmir conteso tra i due Stati. «È un atto di guerra», ha dichiarato il premier pakistano Shehbaz Sharif, promettendo una risposta che arriverà «nel momento e nel modo che riterremo opportuno». Da parte sua, il ministro della Difesa indiano Rajnath Singh ha celebrato l’operazione su X, definendola una «vittoria per madre India».
Le autorità indiane sostengono che l’azione sia stata circoscritta a obiettivi legati al terrorismo, evitando accuratamente – a loro dire – danni collaterali ai civili. Tuttavia, le immagini diffuse dai media locali mostrano villaggi distrutti e ospedali sovraffollati, mentre l’Onu lancia un appello alla de-escalation, avvertendo che «il mondo non può permettersi un’altra guerra».
La tensione, già alle stelle dopo l’attentato in Kashmir, è ulteriormente salita quando il capo di Stato maggiore pakistano ha minacciato ritorsioni, lasciando intendere che la replica potrebbe non limitarsi alla regione contesa. Intanto, il ministro degli Interni indiano Amit Shah ha espresso sostegno incondizionato alle forze armate, lodandone l’operato in quello che appare sempre più come un braccio di ferro destinato a durare.




