Cina, esportazioni verso gli Stati Uniti crollano del 34,5% mentre la deflazione persiste
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Redazione Economia
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Le esportazioni cinesi, nonostante una crescita complessiva del 4,8% su base annua a maggio, rivelano una frattura profonda nei rapporti commerciali con gli Stati Uniti, dove le vendite sono precipitate del 34,5%, il calo più netto dai tempi della pandemia. I dati diffusi dall’Amministrazione generale delle dogane cinesi mostrano come le tensioni tariffarie e la debolezza della domanda occidentale stiano incidendo in modo significativo sulle performance di Pechino, che fatica a compensare il tracollo con i mercati alternativi.
Se da un lato la Germania e altri partner europei registrano incrementi, dall’altro il confronto con Washington – dove anche le importazioni statunitensi in Cina sono diminuite del 18,1% – evidenzia una contrazione strutturale. Un segnale che riflette l’effetto dell’accordo commerciale siglato nei mesi scorsi, il quale, anziché stabilizzare i flussi, sembra aver acuito le frizioni.
Intanto, la deflazione continua a pesare sull’economia cinese: a maggio l’indice dei prezzi al consumo ha segnato -0,1%, in linea con aprile, ma il dato più preoccupante arriva dai prezzi alla produzione, scesi del 3,3% su base annua, un peggioramento rispetto al -2,7% del mese precedente. Questo trend, ormai al quarto mese consecutivo, conferma una domanda interna fiacca e un’industria sotto pressione, con ripercussioni sulle prospettive di ripresa.




