La manovra segreta di Camp David: gli Stati Uniti tornano a vendere euro per salvare lo yen

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un foglietto scritto a mano, lasciato quasi per caso sul tavolo di una riunione a Camp David, ha svelato una mossa che non si vedeva da quasi tre decenni. Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, probabilmente senza rendersene conto, ha esposto agli occhi di pochi eletti un appunto destinato a fare il giro del mondo finanziario: "Acquistare yen giapponesi per 5-10 miliardi di dollari".

Quella che poteva sembrare una semplice nota di lavoro si è rivelata la sintesi di un'operazione coordinata tra Washington e Tokyo, finalizzata a sostenere una valuta nipponica ridotta ormai ai minimi termini. Per la prima volta dal lontano 1998, quando il Tesoro americano spese 833 milioni di dollari in un intervento simile, gli Stati Uniti hanno deciso di mettere mano direttamente ai cambi, scegliendo però una strada inedita: vendere euro per comprare yen, anziché dollari.

L'intervento della Bank of Japan e il crollo lampo del dollaro-yen

Nella sola giornata di giovedì 30 luglio, il cross USD/JPY ha registrato una delle contrazioni più violente della sua storia recente, passando da 163 a un minimo di 157 yen nel giro di poche ore. Una flessione di cinque figure, un movimento che in condizioni normali richiederebbe settimane di aggiustamenti graduali, è stato innescato da un intervento congiunto che ha visto le autorità giapponesi immettere sul mercato una cifra stimata intorno agli 8,45 trilioni di yen, equivalenti a circa 53 miliardi di dollari.

A questa iniezione di liquidità si è aggiunta la manovra statunitense, più contenuta ma altrettanto significativa, che ha puntato a diversificare la pressione sul mercato vendendo euro contro yen, un'accelerazione che ha colto di sorpresa molti operatori. Le stime parlano di un'operazione complessiva che sfiora i 70 miliardi di dollari, una cifra monumentale che testimonia il livello di allarme raggiunto a Palazzo Chigi e alla Casa Bianca per evitare una crisi valutaria dalle conseguenze imprevedibili.

Le cronache di Bloomberg e Financial Times e il ruolo del Tesoro USA

Secondo quanto riportato in approfondimenti separati da Bloomberg e Financial Times, la stretta coordinata tra Washington e Tokyo si è concretizzata attraverso un doppio canale operativo: da un lato, la Banca del Giappone ha venduto dollari per acquistare yen; dall'altro, il Tesoro americano ha scelto di utilizzare l'euro come moneta di scambio, una scelta tecnica che ha l'obiettivo di non indebolire ulteriormente il dollaro in un momento di mercato già incandescente.

Fonti vicine alla trattativa riferiscono che nella giornata di giovedì il dipartimento guidato da Bessent avrebbe avvisato le principali banche statunitensi della possibilità di un intervento imminente, predisponendo il terreno per un'azione che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto fungere da deterrente contro la speculazione.

Il rendimento del decennale americano, intanto, ha mostrato una timida correzione in apertura di seduta per poi risalire, un movimento che gli analisti attribuiscono alla persistente tensione inflazionistica alimentata da fattori internazionali, tra cui la delicata situazione nello Stretto di Hormuz.

La volatilità del rame, del DAX e le pressioni sull'inflazione globale

Lo scenario descritto dai movimenti sui cambi è soltanto la punta di un iceberg che coinvolge l'intero sistema delle materie prime e degli indici azionari europei, dove il rame e il DAX tedesco stanno vivendo fasi di elevata oscillazione. La correlazione tra il prezzo del metallo rosso e le aspettative di crescita industriale, combinata con la forza del franco svizzero e le incertezze sul fronte energetico, sta disegnando un quadro complesso in cui il dollaro potrebbe continuare a risentire delle scelte di politica monetaria americana e giapponese.

Se la dinamica dell'USD/JPY dovesse proseguire su questi livelli di volatilità, è ragionevole attendersi ripercussioni anche sugli altri cross valutari, in un effetto domino che gli operatori di mercato stanno già monitorando con attenzione.

La mossa di Camp David, al di là del retroscena del foglietto dimenticato, rappresenta un cambio di passo nella strategia americana, un ritorno a un interventismo valutario che era stato accantonato per quasi trent'anni e che ora viene riproposto in una veste europea, con l'euro utilizzato come pedina di scambio per arginare l'emorragia dello yen senza sacrificare ulteriormente il biglietto verde.

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