Dazi, a Londra si riapre il confronto Usa-Cina sulle terre rare
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Redazione Esteri
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A Lancaster House, residenza di rappresentanza del governo britannico, si è aperto lunedì il secondo round di negoziati tra Stati Uniti e Cina sui dazi, con al centro una questione spinosa: il controllo delle terre rare, materiali essenziali per l’industria tecnologica e militare. Pechino, che detiene il quasi monopolio della produzione globale, ha fatto di questa leva uno strumento di pressione, mentre Washington cerca di evitare che la tregua siglata a Ginevra il 13 maggio – che limita al 100% le tariffe per 90 giorni – si trasformi in un nuovo braccio di ferro.
Le trattative, che potrebbero protrarsi fino a martedì, arrivano in un momento delicato. Gli Stati Uniti mantengono dazi del 10% su gran parte delle merci cinesi, con un’aggiunta del 20% legata alla produzione di fentanyl, droga sintetica di cui il governo federale accusa la Cina di essere il principale produttore. Ma è proprio la questione delle terre rare, utilizzate nei semiconduttori, nell’aeronautica e nei sistemi di difesa, a rendere il negoziato ancora più complesso. Senza accesso a queste risorse, molte aziende statunitensi rischierebbero di trovarsi in grave difficoltà, un elemento che rafforza la posizione cinese.
A Ginevra, Pechino ha dimostrato di saper gestire con freddezza le trattative, sfruttando l’esperienza maturata durante l’amministrazione Trump, quando i dazi divennero un’arma economica ricorrente. Ora, però, la posta in gioco è più alta. Se da un lato entrambe le parti hanno rispettato formalmente la tregua, dall’altro non hanno mancato di accusarsi reciprocamente di violazioni più o meno velate




