Due sciatori salvati dal soccorso alpino dopo essersi smarriti in fuoripista
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Redazione Interno
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La montagna invernale, se affrontata senza la necessaria preparazione, può riservare sorprese amare, come dimostrano i due interventi di salvataggio occorsi nel comprensorio tra Artesina e Rastello. Nella tarda serata di sabato, infatti, i tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese sono dovuti accorrere per trarre in salvo un primo uomo che, avventuratosi in un itinerario non battuto, aveva perso l'orientamento. Un episodio quasi identico, che conferma una certa tendenza, si è ripetuto nel pomeriggio di domenica, quando le squadre di soccorso, coordinate con i Carabinieri e il servizio piste, hanno ricevuto una chiamata di allarme intorno alle 16.30 per un altro sciatore finito in difficoltà.
L'intervento nel buio del vallone
Quest'ultimo, come raccontano i soccorritori, era rimasto intrappolato in un vallone impervio, dal quale non riusciva più a risalire o a proseguire. Raggiungerlo, operazione complessa che ha richiesto tempo e precisione, è stato possibile solo dopo il calare del sole, quando ormai l'oscurità rendeva ancor più delicata la manovra. L'uomo, per fortuna illeso ma comprensibilmente spaventato, è stato quindi accompagnato in sicurezza a valle, chiudendo un'operazione che, sebbene a lieto fine, impiega risorse preziose e mette a rischio gli stessi volontari.
La cronaca di impreparazione
Quello che emerge con chiarezza da queste due vicende, separate da poche ore ma unite da un identico copione, è una sottovalutazione dei pericoli oggettivi legati allo sci fuoripista. Pianificare male l'escursione, come è accaduto in entrambi i casi, significa spesso ignorare le condizioni del manto nevoso, la reale difficoltà del percorso e la rapidità con cui le condizioni meteorologiche possono mutare in quota. La scelta di avventurarsi da soli, poi, aggiunge un ulteriore fattore di rischio, lasciando poco margine in caso di imprevisti, quali una caduta o la perdita del sentiero.
Il bilancio e una riflessione necessaria
Sebbene entrambe le operazioni si siano concluse senza conseguenze fisiche per gli sciatori, esse lasciano un segno nella discussione pubblica sulla sicurezza in montagna. Ogni intervento del genere, per quanto svolto con professionalità esemplare, rappresenta un monito sulla differenza che intercorre tra l'emozione della discesa in neve fresca e la pratica consapevole dello sci in ambienti non controllati. La montagna richiede rispetto, studio della meta e onestà nella valutazione delle proprie capacità, elementi senza i quali l'esito di una giornata sulla neve può trasformarsi, in fretta, in una chiamata di soccorso.




