Nexi, i fondi Advent e Bain escono di scena: il patto si ridisegna attorno a Cdp e H

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’assetto azionario di Nexi, colosso italiano dei pagamenti digitali quotato sul listino principale di Piazza Affari, ha subito una cesura netta e definitiva. I fondi di private equity Advent e Bain, che attraverso i veicoli Ab Europe ed Eagle avevano accompagnato la società prima nella fase di trasformazione industriale e poi nella quotazione in Borsa avvenuta nel lontano 2019, hanno ceduto l’intera partecipazione residua, quell’ultimo 9% del capitale che ancora detenevano. L’operazione, della quale si mormorava da tempo nei corridoi della finanza e che era stata anticipata da una prima riduzione della quota nello scorso mese di gennaio, si è perfezionata negli ultimi giorni, portando a compimento un disimpegno che chiude un capitolo lungo undici anni. L’uscita di scena dei due soci storici, com’è naturale che fosse, ha avuto un effetto immediato e dirompente sul patto parasociale che sorreggeva la governance del gruppo: l’accordo, che in precedenza vincolava una fetta maggioritaria del capitale, si è ora ristretto e ridefinito, con il perimetro che è sceso al 41,37% delle quote totali.

Un azionariato polarizzato tra Roma e San Francisco

All’interno di questo nuovo e più ristretto nucleo di soci legati dal patto, la geografia del potere appare oggi netta e bipolare. Da un lato, infatti, troviamo il fondo statunitense Hellman & Friedman (H&F), che con il 22,23% delle azioni si conferma il primo azionista e che, forte di questa posizione, si trova ora a esercitare un’influenza ancora più preponderante in assenza degli ex alleati. Dall’altro lato, ma con un peso percentuale di poco inferiore, si staglia Cassa Depositi e Prestiti, l’istituto guidato da Dario Scannapieco che, forte di una partecipazione pari al 19,14%, ha più volte ribadito, attraverso i propri canali ufficiali e le proprie interlocuzioni con il mercato, di considerare la paytech un asset di natura strategica per il sistema-Paese, un’infrastruttura fondamentale per lo sviluppo dell’economia digitale nazionale. La compagine sociale, dunque, si è polarizzata: non ci sono più i mediatori finanziari di Advent e Bain, figure tipicamente votate alla massimizzazione del valore nel medio termine, ma due giganti con visioni e missioni potenzialmente diverse, uno privato e internazionale, l’altro pubblico e con chiare finalità di interesse generale.

L’addio dei soci storici e le reazioni del mercato

La notizia, divulgata nell’edizione odierna del telegiornale finanziario Radiocor, ha attraversato i mercati in una fase particolarmente delicata per il Titolo Nexi, da tempo immemore sotto pressione e navigante attorno ai propri minimi storici di valorizzazione. Se nella seduta precedente l’annuncio le azioni avevano accusato il colpo, lasciando sul terreno circa tre punti e mezzo percentuale e toccando quotazioni che hanno portato la capitalizzazione complessiva del gruppo sotto la soglia psicologica dei quattro miliardi di euro, nella giornata successiva si è assistito a un timido e prudente recupero. Il titolo, come si legge dai dati di fine seduta, ha guadagnato qualcosa come lo 0,52%, attestandosi sui 3,1 euro per azione, un rimbalzo tecnico che gli analisti di Intermonte, interpellati in merito, tendono a interpretare più come una stabilizzazione dopo le vendite che come un’inversione di tendenza strutturale. L’uscita di Bain e Advent, per come è stata strutturata, toglie dal mercato un certo overhang, quella pressione al ribasso data dal costante timore di ulteriori collocamenti da parte dei fondi, ma apre al contempo scenari di governance tutti da decifrare.

Verso un nuovo equilibrio nella società dei pagamenti

Con le dimissioni attese dei due consiglieri espressione dei fondi uscenti, vale a dire Luca Bassi ed Enrico Trovati, il consiglio di amministrazione di Nexi si appresta a vivere una fase di ristrutturazione. Il patto, nella sua nuova conformazione, potrebbe attribuire a H&F il diritto di designare fino a sei membri del board, inclusa la figura del presidente, una carica oggi occupata da Marcello Sala, il quale siede in CdA per espressa indicazione di Cassa Depositi e Prestiti, forte degli accordi presi in sede di ingresso nel capitale. La partita, a questo punto, si gioca su un doppio binario: da un lato c’è la gestione ordinaria della società, con la necessità di presentare al mercato, magari in occasione del prossimo Capital Market Day fissato per i primi di marzo, un piano industriale credibile in grado di invertire la rotta e di riconquistare la fiducia degli investitori istituzionali; dall’altro lato, però, c’è la sottile e complessa partita del riassetto dei poteri, una partita che si gioca nei palazzi romani e nelle stanze dei fondi oltreoceano, dove si dovrà decidere come comporre i futuri equilibri.

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