SpaceX, la corsa in Borsa si ferma e il mercato torna a guardare i conti e la governance
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Redazione Economia
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A meno di una settimana dal debutto storico sul Nasdaq, che aveva fatto registrare un balzo di quasi il 50% portando la capitalizzazione a sfiorare i 2.700 miliardi di dollari, il titolo di SpaceX ha subito una brusca inversione di tendenza, con una flessione che nella seduta del 18 giugno ha superato il 6%, toccando un minimo di seduta intorno a 176 dollari dopo un'avvio già in ribasso a quota 188.
Il rally, che aveva spinto l'azienda di Elon Musk a superare Amazon in termini di valore di mercato e ad affiancarsi a Microsoft, sembra dunque aver esaurito la spinta iniziale, cedendo il passo a una fase di fisiologico consolidamento, se non di vero e proprio profit taking da parte degli investitori che avevano cavalcato l'onda dell'IPO più attesa dell'anno.
Dopo il primo giorno di contrattazioni, che aveva visto le azioni collocate a 135 dollari salire fino a toccare quota 225, il mercato sembra ora interrogarsi sulla sostenibilità di valutazioni così elevate, alla luce dei fondamentali economici e delle scelte strategiche di un'azienda che, nonostante il clamore mediatico e il seguito di appassionati, presenta alcuni elementi di fragilità sotto il profilo della redditività e della corporate governance.
Valutazioni da capogiro e conti in rosso: il nodo della redditività
Il primo, e forse più evidente, elemento di criticità che gli analisti hanno iniziato a sottolineare riguarda la distanza siderale tra la capitalizzazione raggiunta e gli utili effettivamente generati dalla società, una discrepanza che ha indotto alcuni osservatori a definire i numeri alla base della valutazione come "nonsense" o frutto di "contabilità creativa".
A differenza di colossi come Amazon o Microsoft, che vantano ricavi e utili netti di gran lunga superiori, SpaceX ha chiuso il 2025 con una perdita netta di 4,9 miliardi di dollari, e il primo trimestre del 2026 si è rivelato altrettanto negativo, con un passivo di 4,28 miliardi, evidenziando come l'unico segmento concretamente redditizio rimanga Starlink.
A rendere il quadro ancora più incerto, si aggiungono le scelte di investimento annunciate dalla società, prima fra tutte l'acquisizione all-stock di Anysphere, la società sviluppatrice dello strumento di programmazione basato sull'intelligenza artificiale Cursor, per un valore di circa 60 miliardi di dollari, una mossa che ha diviso gli istituti di credito e sollevato interrogativi sulla capacità di Musk di allocare in modo efficiente le ingenti risorse raccolte.
A ciò si aggiunge la prospettiva di un'imminente incursione nel mercato obbligazionario, con la società che starebbe valutando l'emissione di bond per almeno 200 miliardi di dollari per rifinanziare il ponte di liquidità contratto prima dell'IPO, il che potrebbe ulteriormente appesantire la struttura finanziaria di un gruppo che già sconta costi operativi elevatissimi per i suoi ambiziosi programmi spaziali.
Il governo societario e il peso della "Musk economy"
Parallelamente alle incertezze sui conti, un'altra nube si è addensata sul titolo nei giorni immediatamente successivi alla quotazione, legata al cosiddetto "governance risk", ovvero al rischio derivante da un assetto societario giudicato da molti come eccessivamente sbilanciato a favore dell'amministratore delegato e fondatore.
La struttura a doppia classe azionaria, che attribuisce 10 voti per ogni azione di Classe B detenuta da Musk e da pochi altri insider, contro l'unico voto garantito agli azionisti di Classe A che hanno sottoscritto l'IPO, conferisce a Musk un controllo ferreo e pressoché inattaccabile, rendendo di fatto marginale il peso degli investitori istituzionali e dei piccoli risparmiatori.
Diversi fondi pensione americani e danesi hanno già espresso il loro disappunto, definendo questa struttura "estrema" e "senza precedenti", soprattutto alla luce della decisione di incorporare la società in Texas, uno stato le cui leggi societarie sono considerate più favorevoli al management rispetto ai diritti degli azionisti di minoranza, creando un pericoloso precedente per il futuro del capitalismo tecnologico.
Il dibattito si è acceso in particolare dopo le dichiarazioni della senatrice Elizabeth Warren, che ha accusato la Securities and Exchange Commission di aver dato il via libera a un'operazione che arricchirebbe Musk a scapito dei fondi pensione, i quali potrebbero essere costretti a investire in SpaceX in modo passivo attraverso gli indici azionari, senza alcuna reale possibilità di influenzarne le strategie o di tutelarsi da eventuali comportamenti dannosi.
Lo sbarco negli Etf e la febbre degli indici: tra sprint e cautela
Nonostante le riserve sollevate da una parte del mondo finanziario, l'onda lunga dell'IPO di SpaceX ha già iniziato a propagarsi anche in Europa, dove il titolo è stato rapidamente inserito in tre fondi negoziati in borsa a gestione attiva di ARK Invest, specializzati rispettivamente in innovazione, difesa e robotica, con un peso percentuale che varia dal 3,23% al 7,97% del portafoglio.
Questo ingresso nei prodotti UCITS rappresenta una sorta di benedizione per l'azienda di Musk, che diventa così accessibile anche a quella fascia di risparmiatori che preferiscono un approccio diversificato e delegato agli Etf, e segna un passaggio fondamentale per la space economy, ormai considerata a tutti gli effetti una nuova asset class da includere nei portafogli di lungo periodo.
Tuttavia, l'ingresso nei panieri di indici azionari più importanti non è stato altrettanto rapido e indolore: se il Nasdaq ha già modificato le proprie regole per accorciare i tempi di inclusione nel suo indice di riferimento a soli 15 giorni di contrattazione, e il FTSE Russell ha ridotto il periodo di osservazione a cinque giorni, lo S&P Dow Jones Indices ha invece deciso di non derogare ai propri criteri, richiedendo che una società dimostri una redditività consolidata per quattro trimestri consecutivi prima di poter ambire a entrare nell'indice S&P 500.
Una scelta prudente che, di fatto, preclude a SpaceX la possibilità di entrare nel principale benchmark americano nell'immediato, e che costringerà il titolo a muoversi per ora in un universo parallelo, fatto di fondi tematici e di speculazione, dove la volatilità e l'incertezza sul futuro saranno probabilmente le uniche certezze per gli investitori.
Il movimento di ieri, che ha visto il titolo cedere terreno nonostante il contesto positivo dei principali listini americani, è la riprova che l'entusiasmo iniziale per il colosso spaziale sta cedendo il passo a una fase di maggiore cautela. I dati sui flussi degli investitori retail, che nelle prime sedute erano stati i principali artefici del rally, mostrano un netto rallentamento, con acquisti ridotti ai minimi termini e una propensione a incassare i profitti dopo il balzo record.
La domanda che molti analisti si pongono, senza trovare una risposta univoca, è se questa correzione rappresenti semplicemente una pausa di riflessione dopo un rialzo forse troppo rapido, oppure se si tratti dell'inizio di un lento ma inesorabile allineamento del titolo a valutazioni più vicine ai fondamentali, che al momento appaiono fragili e incerti, come dimostrano le perdite milionarie e la dipendenza da un unico business profittevole.




