Banca Ifis, Bankitalia autorizza la fusione con illimity e Zingone diventa ceo
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Redazione Economia
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Banca Ifis ha ricevuto da Banca d'Italia il provvedimento pieno e incondizionato di autorizzazione alla fusione per incorporazione di illimity Bank. L'operazione sarà completata entro l'esercizio in corso, in linea con i piani annunciati al mercato, con l'iscrizione a bilancio di circa 70 milioni di euro di attività fiscali differite e la conferma delle sinergie a regime stimate in 75 milioni di euro annui a partire dal 2027.
Il via libera della Vigilanza arriva mentre il gruppo veneziano è impegnato in un profondo riassetto che intreccia il rilancio industriale, la cessione del business dei crediti deteriorati e il confronto con la stessa Banca d'Italia su una serie di rilievi ispettivi.
Il cambio al vertice: Zingone nuovo ad, Lanza direttore generale
Nella riunione del consiglio di amministrazione del 24 settembre, presieduta da Ernesto Fürstenberg Fassio, l'istituto ha preso atto delle dimissioni con efficacia immediata di Frederik Geertman dalla carica di consigliere e amministratore delegato. Nella stessa seduta l'organo consiliare ha deliberato all'unanimità la cooptazione di Raffaele Zingone quale consigliere non indipendente e la sua nomina ad amministratore delegato, con efficacia immediata e fino alla prossima riunione assembleare.
La scelta, si legge in una nota della banca, è stata compiuta in ossequio alle procedure dei piani di successione e con il parere favorevole dei competenti comitati endoconsiliari e del collegio sindacale.
Zingone vanta un'esperienza ventennale nel gruppo, dove ha ricoperto diversi incarichi di responsabilità; dal 2021 è stato condirettore generale e chief commercial officer, mentre nel 2026 ha guidato illimity Bank come amministratore delegato, accompagnandone il rilancio del business e il processo di integrazione nel perimetro Ifis, oltre all'ingresso nel mercato private con il brand Furstenberg. Il consiglio ha inoltre nominato Fabio Lanza direttore generale, con efficacia sospensivamente condizionata all'esito positivo della procedura di idoneità da parte della Banca d'Italia.
I rilievi della Vigilanza e il piano di rimedio
L'autorizzazione alla fusione si accompagna a un quadro ispettivo complesso. Sempre in data 23 settembre, Banca Ifis ha ricevuto il rapporto relativo agli accertamenti a spettro esteso condotti dalla Banca d'Italia tra gennaio e giugno 2026, conclusi con giudizio parzialmente sfavorevole e con rilievi di conformità e gestionali riferibili a profili di antiriciclaggio, rischio Ict e sicurezza operativa, cartolarizzazioni, processo del credito e Npl acquistati da terzi, sistema dei controlli interni, governo societario e sostenibilità del modello di business.
Secondo quanto risulta a Milano Finanza, la Vigilanza ha puntato i riflettori sulle dinamiche di funzionamento del consiglio di amministrazione, stigmatizzando la scarsa dialettica interna e l'appiattimento su alcune figure apicali e su consulenti legali del gruppo, chiedendo un rafforzamento degli assetti di governo senza però esercitare poteri di rimozione nei confronti degli amministratori.
Via Nazionale ha richiesto l'adozione di un piano di intervento in materia di antiriciclaggio e compliance e di un piano di rimedio prudenziale che include la riqualificazione degli assetti di governo societario con l'innesto di nuove competenze, il rafforzamento delle funzioni di controllo di secondo livello, la stesura di un nuovo piano industriale di gruppo e la revisione dei processi nei comparti credito, Npl e cartolarizzazioni.
È stato inoltre avviato il procedimento per la determinazione di requisiti patrimoniali aggiuntivi, che si concluderà nel termine massimo di 90 giorni, con facoltà per la banca di presentare memorie e documenti entro 45 giorni. Banca Ifis ha comunicato anche l'avvio di due procedimenti sanzionatori nei propri confronti, che tutelerà la propria posizione nei termini e con le modalità previste dalla normativa.
La cessione degli Npl e il nuovo perimetro
Sul fronte dei crediti deteriorati, la data room con i soggetti ammessi alla gara per l'acquisizione dell'intero ramo Npl dovrebbe proseguire per tutto ottobre, per poi arrivare alla raccolta delle offerte vincolanti e alla concessione dell'esclusiva a novembre, con closing entro fine anno. Secondo quanto risulta a Milano Finanza, le proposte economiche difficilmente si avvicineranno al valore di libro dei portafogli, che ammonta a 17,8 miliardi di valore lordo e 1,5 miliardi netto, e potrebbero fare emergere nuove perdite.
La cessione rientra nel più ampio processo di diversificazione dei ricavi avviato dal gruppo per fronteggiare la crisi del settore. Le sinergie annunciate poggiano anche sulle dismissioni già completate di Hype, ARECneprix e Abilio e sulla rimodulazione dei principali contratti informatici di illimity, interventi che, secondo la banca, semplificano il modello operativo del gruppo e ne rafforzano il focus sulle attività a maggiore valore aggiunto.
I conti del semestre e la guidance
Il primo semestre 2026 si è chiuso con un utile netto di 8 milioni di euro, in forte calo rispetto agli 88 milioni dello stesso periodo dell'anno precedente. Il risultato incorpora circa 30 milioni di euro di rettifiche e accantonamenti riconducibili agli esiti delle attività di revisione interna avviate dopo l'ispezione della Banca d'Italia. Il margine di intermediazione si è attestato a 406,5 milioni di euro, con un margine di interesse di 261,7 milioni, commissioni nette per 71,3 milioni e ricavi da trading e altri proventi per 73,5 milioni.
Il costo del credito è salito a 83,6 milioni di euro, di cui 34 milioni già contabilizzati dei 70 milioni di aggiustamenti incrementali annunciati a giugno, mentre la quota residua di circa 36 milioni è attesa nella seconda parte dell'anno. I costi operativi complessivi hanno raggiunto 308,8 milioni di euro. La guidance sull'utile per l'esercizio 2026 è compresa tra 100 e 110 milioni di euro e non include gli effetti connessi al previsto deconsolidamento del portafoglio Npl né gli eventuali ulteriori impatti derivanti dall'esito del processo ispettivo.
Sul fronte patrimoniale, il coefficiente Cet1 al 30 giugno 2026 si attesta al 13,4%, ampiamente superiore ai requisiti regolamentari, con una posizione di liquidità di circa 2,1 miliardi di euro e un Lcr pari al 550% circa.
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