Israele punta al doppio obiettivo: colpire il nucleare e destabilizzare il regime iraniano
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Redazione Esteri
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Non è stato un attacco improvviso, quello sferrato da Israele contro le installazioni nucleari iraniane. Le misure preventive adottate dagli Stati Uniti, che nei giorni precedenti avevano ritirato parte del proprio personale dalla regione, lasciavano presagire un’escalation imminente. Quel che è accaduto, dunque, rientra in una strategia ben calcolata, sostenuta da Washington e finalizzata a interrompere un programma atomico che Teheran ha portato avanti nonostante le pressioni internazionali.
Trump, che ha sempre considerato inefficaci i negoziati sul nucleare iraniano, sembra aver accolto le richieste di Netanyahu dopo che l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha segnalato un preoccupante aumento della capacità di arricchimento dell’uranio. «Gli iraniani cercavano solo di guadagnare tempo», dicono fonti vicine alla Casa Bianca, e questa valutazione ha spianato la strada all’operazione israeliana.
A Teheran, intanto, la popolazione vive ore di angoscia. I blackout si susseguono, le comunicazioni sono interrotte e il panico serpeggia tra chi ricorda ancora i bombardamenti della guerra con l’Iraq. Le strade sono bloccate, i bancomat inutilizzabili, mentre i missili colpiscono obiettivi strategici nel tentativo di indebolire il regime degli ayatollah. Un regime che, invece di allentare la morsa, risponde con ulteriori restrizioni, alimentando il malcontento di chi sogna un cambiamento.




