Terzo giorno di tregua tra Iran e Israele, ma il programma nucleare iraniano è "gravemente danneggiato"
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Redazione Esteri
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La fragile tregua tra Iran e Israele resiste, entrando nel suo terzo giorno nonostante le tensioni che per dodici giorni hanno tenuto il Medio Oriente con il fiato sospeso. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha rivendicato "una grande vittoria contro il nemico che ha cercato la nostra distruzione", mentre anche Teheran ha proclamato il proprio successo, sebbene entrambi i Paesi abbiano accettato, seppur a denti stretti, la mediazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Intanto, la Repubblica islamica ha riaperto parzialmente lo spazio aereo nell’est del Paese, segnale di una temporanea distensione, mentre il parlamento ha votato per sospendere la cooperazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) sul programma nucleare. Una decisione che dovrà ora passare al vaglio del Supremo consiglio, ma che arriva in un momento in cui le capacità atomiche iraniane sembrano compromesse.
"Non so se il programma nucleare iraniano sia stato distrutto, ma di sicuro ha subito danni enormi", ha dichiarato Rafael Mariano Grossi, direttore dell’Aiea, durante un’intervista a Radio France Internationale. Grossi ha evitato toni trionfalistici, precisando che parlare di "annientamento" sarebbe eccessivo, ma ha sottolineato come gli attacchi statunitensi abbiano inflitto "danni molto molto considerevoli".
Una valutazione che trova eco nelle dichiarazioni del Pentagono, secondo cui molti impianti chiave sono stati distrutti e "ci vorranno anni per ricostruirli". Il capo della Cia, tuttavia, ha ammesso che le stime iniziali – quelle che parlavano di un ritardo di decenni – potrebbero essere state ottimistiche. Fonti di intelligence citate da Foreign Affairs suggeriscono che l’Iran potrebbe ancora disporre di uranio e attrezzature sufficienti per riprendere le attività, con un ritardo accumulato di pochi mesi, non anni.




