Elsa dopo Crans-Montana, la quindicenne biellese trasferita a Torino: "Ci ha sorriso"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è chiuso, o quantomeno si è aperto un nuovo e decisivo capitolo, questa mattina, giovedì 26 febbraio, per Elsa Rubino, la studentessa quindicenne di Biella che nella notte di Capodanno era rimasta gravemente ustionata nell'incendio divampato all'interno del locale "Le Constellation" di Crans-Montana, in Svizzera. L'elicottero sanitario decollato dall'ospedale di Zurigo, dov'era ricoverata ininterrottamente dall'emergenza, è atterrato a Torino intorno all'ora di pranzo, consegnando la ragazza alle cure del Centro grandi ustionati del Cto. Un passaggio, questo, reso possibile solo dopo la dichiarazione ufficiale della fine del pericolo di vita, certificata dai colleghi elvetici a seguito di un'evoluzione clinica positiva e del risveglio della giovane dal coma farmacologico, avvenuto già alla fine di gennaio.

Ad accoglierla sull'elisuperficie, insieme alla direzione sanitaria dell'ospedale, c'era la madre, Isabella Donatelli, che non ha mai lasciato sola la figlia in questi due mesi di angoscia e che ha potuto accompagnarla in questo volo di rientro, lungo circa un'ora e mezza, segnando idealmente il primo, vero passo verso casa. Il quadro clinico, va da sé, rimane di una complessità estrema: Elsa riporta ustioni di secondo e terzo grado su oltre il sessanta per cento del e, durante la lunga degenza zurighese, è stata sottoposta a una serie di interventi chirurgici complessi, a partire da una delicatissima operazione all'intestino durata dodici ore lo scorso gennaio. La notizia che ha però voluto sottolineare il dottor Massimo Navissano, direttore della struttura complessa del Centro grandi ustioni del Cto, è un'altra, e riguarda lo spirito con cui la quindicenne ha affrontato questo trasferimento: «È scesa sorridendo, e la mamma ora è felice».

Il sorriso di Elsa e il percorso di cure al Cto di Torino

«Uscita dall'elicottero - ha raccontato Navissano ai cronisti presenti - Elsa ci ha sorriso. Siamo riusciti a farla sorridere, con il suo palloncino, accompagnata dalla mamma». Un gesto, semplice eppure potentissimo, che certifica non solo la stabilità raggiunta ma anche la consapevolezza e la forza di una ragazza che ha lottato per settimane tra la vita e la morte. Il medico ha poi specificato che la paziente, da lunedì scorso, respira in modo completamente autonomo: condizione indispensabile, questa, per poter pianificare e autorizzare un trasporto aereo che non era stato possibile organizzare in precedenza proprio a causa della sua instabilità. Ora Elsa è stata ricoverata nel reparto di terapia subintensiva del centro torinese, un'eccellenza nazionale che garantirà quella continuità assistenziale concordata nei dettagli tra le équipe italiane e quelle svizzere.

Il padre della ragazza, Lorenzo Rubino, ha commentato il rientro con parole misurate ma cariche di sollievo, ribadendo come la felicità per questo traguardo si accompagni alla consapevolezza che la strada è ancora in salita. «Per il momento - ha spiegato - dovrà proseguire con le cure iniziate al Kinderspital di Zurigo; la prossima settimana sapremo qualcosa in più». Un cauto ottimismo, il suo, che riflette la volontà di concentrarsi esclusivamente sul presente, su questo giorno in cui Elsa ha potuto lasciarsi alle spalle i due mesi più difficili della sua giovane vita. La madre, intercettata dai giornali locali, ha aggiunto di essere felicissima di tornare a casa e di arrivare in una struttura che garantirà le cure in modo eccellente, sottolineando un aspetto umano spesso dimenticato in queste circostanze: «Elsa ha bisogno di rivedere i suoi amici, di riavvicinarsi alla sua famiglia e di iniziare un percorso scolastico in ospedale, non appena le sarà concesso».

Il ricordo della strage di Crans-Montana e l'ultima italiana rientrata

Sono trascorsi quasi due mesi da quella notte maledetta in cui il locale "Le Constellation" si è trasformato in una trappola mortale. Il bilancio, ancora aggiornabile nelle sue dinamiche giudiziarie, parla di quarantuno vittime e centoquindici feriti, nella stragrande maggioranza giovani e giovanissimi. Elsa, quindicenne di Biella, era considerata tra i feriti italiani la più grave, data l'estensione e la profondità delle ustioni riportate. Il suo nome, nelle settimane successive alla strage, era diventato il simbolo di una lotta silenziosa condotta lontano dai riflettori, nei reparti di terapia intensiva dell'ospedale di Zurigo, dove i medici hanno dovuto combattere non solo contro le ferite ma anche contro le infezioni e le complicanze tipiche dei grandi ustionati.

Con il suo rientro in Italia, si chiude ufficialmente la fase di emergenza per tutti i sopravvissuti italiani coinvolti nel rogo. Durante la permanenza a Zurigo, Elsa era stata risvegliata dal coma il 22 gennaio scorso, un momento che suo padre aveva paragonato all'emozione provata quando è nata. Un'emozione che oggi, a Torino, si ripete davanti a un sorriso che vale più di qualsiasi bollettino medico. La famiglia Rubino, in queste settimane, non è mai stata sola: l'istituto superiore di Biella che la ragazza frequenta ha mantenuto un contatto costante, e il dirigente scolastico ha già fatto sapere che ci si mobiliterà per accoglierla nel migliore dei modi quando potrà tornare tra i banchi.

Le dichiarazioni del direttore del Cto e il ruolo della famiglia

Il dottor Massimo Navissano ha voluto infine condividere un retroscena che illumina l'importanza del fattore umano in queste vicende: «La mamma ci ha ringraziati, era molto contenta perché l'avevano messa in contatto col nostro centro, spiegandole che è un centro di eccellenza dove avrebbe potuto proseguire le cure ed era contenta di essere vicino a casa e di trovarsi in un posto dove tutti parlavano italiano». Un dettaglio, quest'ultimo, che può apparire secondario ma che per una madre e una figlia che hanno vissuto un trauma in terra straniera rappresenta un sollievo immenso. «Tra l'altro - ha aggiunto il medico - la mamma starà con Elsa in camera, quindi c'è anche questa possibilità di starsi vicine e di aiutarsi». Un aspetto organizzativo non banale, che testimonia la volontà dell'ospedale di creare le condizioni migliori per un recupero che, come tutti ricordano, sarà molto lungo. «La strada è ancora molto lunga», ha ribadito Navissano, sintetizzando con queste poche parole la realtà che attende Elsa: tanti altri interventi, tanta riabilitazione, ma ora, finalmente, la possibilità di affrontare tutto circondata dall'affetto dei suoi cari e dalla professionalità di un ospedale italiano.

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