Auto elettriche in Italia corrono, ma il gap con l'Europa resta ampio

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il mercato automobilistico nazionale, che si conferma in una fase di crisi strutturale, ha chiuso il 2025 con un calo delle immatricolazioni superiore al 2% – un dato che, se paragonato all’ultimo anno pre-pandemico, rivela una contrazione di oltre un quinto del volume complessivo – una dinamica decisamente positiva arriva dal segmento dei veicoli a batteria. Secondo l’elaborazione di Motus E, le vendite di auto elettriche pure hanno infatti registrato un incremento vigoroso, pari al 46,1% nell’arco dei dodici mesi, un balzo che, seppur significativo, porta la quota di mercato delle Bev a toccare soltanto il 6,2% sul totale nazionale.

Un progresso insufficiente

Questa crescita, per quanto robusta, non basta a colmare il divario con le principali economie continentali, le quali procedono a un ritmo ben più sostenuto. I dati diffusi dall’Acea, l’associazione dei costruttori europei, mostrano come la media Ue della penetrazione dell’elettrico puro, calcolata sui primi undici mesi dell’anno, si sia attestata al 18,8%, un valore che supera di quasi quattro punti percentuali quello dello stesso periodo del 2024 e che risulta triplo rispetto a quello italiano. Il progresso registrato nel nostro Paese, insomma, benché incoraggiante, non modifica la posizione di fanalino di coda nell’ambito della transizione energetica del settore, una condizione dalla quale è difficile uscire senza un intervento mirato.

Il nodo della fiscalità

La discussione pubblica, così come evidenziato dalle analisi di settore, si concentra ormai da mesi sulla necessità di una riforma organica della fiscalità legata all’automobile, considerata il principale ostacolo a una diffusione più omogenea dei veicoli a zero emissioni. L’attuale sistema, che grava in maniera significativa sul possesso e sull’utilizzo dell’auto attraverso un meccanismo di tassazione ancora largamente basato sui parametri delle motorizzazioni tradizionali, non incentiva in modo sufficiente il passaggio all’elettrico, creando uno svantaggio competitivo nei confronti di altri Paesi dove gli sgravi e gli incentivi all’acquisto sono più consistenti e stabili nel tempo.

La sfida della competitività

L’accelerazione delle immatricolazioni Bev, pertanto, pur essendo un segnale positivo della crescente attenzione degli automobilisti verso questa tecnologia, sconta un quadro normativo e impositivo non ancora allineato agli obiettivi di decarbonizzazione. Senza una rivisitazione delle politiche fiscali, che tenga conto dell’intero ciclo di vita del veicolo e della sua effettiva impronta ambientale, il rischio concreto è che il gap prestazionale con la media europea non si riduca in maniera decisiva, lasciando l’Italia in una posizione di rincorsa in un contesto globale, dove la corsa all’elettrificazione rappresenta una componente chiave della competitività industriale.

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