Palermo-Juve Stabia 2-2, l’emergenza non ferma Abate. Inzaghi vede allontanarsi la vetta
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Il turno infrasettimanale della serie B regala emozioni contrastanti allo stadio “Renzo Barbera”, dove Palermo e Juve Stabia si dividono la posta in palio con un 2-2 che sa di impresa per gli ospiti e di occasione mancata per i padroni di casa. La partita, valida per la trentunesima giornata di campionato, mette in luce due anime opposte: da un lato la concretezza e l’orgoglio di una squadra, quella guidata da Ignazio Abate, costretta a fare i conti con assenze pesanti e un’inferiorità numerica in panchina che avrebbe potuto giustificare qualsiasi alibi; dall’altro le crepe di una corazzata costruita per tornare nella massima serie, quella di Filippo Inzaghi, che dopo la debacle di Monza sperava in un pronto riscatto e invece incassa l’ennesimo stop che rende la rincorsa al primo posto un’impresa sempre più ardua.
La partita si mette subito in discesa per i campani, che all’undicesimo minuto trovano il vantaggio dal dischetto. È Michele Okoro, con una progressione centrale, a seminare il panico nella retroguardia rosanero: Joronen, nel disperato tentativo di arginare l’azione, lo atterra in area e l’arbitro Dionisi, dopo un attimo di esitazione, assegna il calcio di rigore. Sul dischetto si presenta il capitano Leone, che spiazza il portiere finlandese e insacca l’1-0, gelando il pubblico del Barbera. Da quel momento la Juve Stabia, pur soffrendo il ritorno veemente del Palermo, riesce a contenere gli attacchi siciliani, che si infrangono contro un muro eretto con intelligenza tattica. Il primo tempo si chiude con i rosanero in affanno e la traversa colpita da Segre a sette dalla fine a testimoniare l’unico vero sussulto di una squadra lenta e prevedibile, che fa registrare anche qualche passaggio sbagliato di troppo e una dormita generale, come sottolineato dalle cronache locali.
Nella ripresa la musica cambia, complice anche l’ingresso di forze fresche voluto da Inzaghi. Il Palermo alza il baricentro e mette sotto pressione le vespe, che però non si scompongono. Al sessantesimo minuto ecco il pari: nuovo episodio da moviola con l’arbitro che, richiamato al Var, assegna un altro rigore, questa volta ai padroni di casa, per un fallo del portiere Confente su Bani. Pohjanpalo si incarica della battuta e trasforma, ristabilendo la parità. Passano appena cinque minuti e il Palermo completa la rimonta: sugli sviluppi di un calcio d’angolo, dopo una carambola sulla traversa, è ancora Bani a trovare il tap-in vincente del 2. Il Barbera esplode, convinto di aver messo in cassaforte tre punti preziosi, ma la Juve Stabia ha ancora la forza per rispondere. Al settantatreesimo minuto, sugli sviluppi di una mischia in area, Marco Mosti, il più lesto di tutti, batte Joronen e fissa il punteggio sul definitivo 2-2, spegnendo l’entusiasmo dei siciliani e regalando un punto pesantissimo ai suoi.
Abate: “Punto meritato, conquistato in emergenza totale. Questa è l’anima che voglio”
Nel dopo gara, a parlare è soprattutto l’orgoglio di chi ha saputo trasformare le difficoltà in carburante. Mister Ignazio Abate, intervenuto ai microfoni, non nasconde la soddisfazione per una prestazione che va al di là del risultato numerico. «Eravamo consapevoli di trovarci di fronte ad una trasferta complessa in un bellissimo stadio da serie A – spiega il tecnico gialloblù –, per tale ragione avevo chiesto una prova di coraggio ai miei ragazzi». Una richiesta che la squadra ha fatto propria, mettendo in campo organizzazione, sacrificio e qualità. L’allenatore ci tiene a sottolineare il contesto in cui è maturata la prestazione: una situazione di emergenza totale, con diversi giocatori reduci da infortuni e una panchina cortissima che impediva qualsivoglia tipo di ricambio tattico. «Abbiamo saputo soffrire e strappiamo un punto meritato – prosegue Abate –. Soprattutto il primo tempo hanno fatto bene, non avevo cambi in panchina, questo è l’anima di questo gruppo. È l’anima che voglio vedere sempre». Parole che fotografano lo spirito di una squadra giovane, capace di alternare fasi di pressione a momenti di gestione, difendendo con ordine e ripartendo con qualità. La chiusura a uomo su Segre, la capacità di limitare le linee di passaggio e l’intelligenza nel palleggio sono state le armi con cui le vespe hanno imbrigliato un avversario sulla carta superiore.
Palermo, l’occasione sfumata e il terzo posto che si allontana
Dall’altra parte, in casa Palermo, l’amaro in bocca è destinato a restare a lungo. La partita doveva rappresentare la scintilla per ripartire dopo il pesante 3-0 incassato a Monza, ma la reazione, per quanto veemente nella ripresa, è stata solo parziale e non sufficiente per portare a casa l’intera posta. Per i rosanero, come sottolineano i commenti sportivi locali, il pareggio fa male: non solo perché interrompe una striscia positiva casalinga, ma anche e soprattutto per le implicazioni in classifica. La vittoria avrebbe rappresentato un segnale forte alla piazza, mentre questo 2-2 rischia di allontanare ulteriormente il terzo posto, con il finale di stagione che si avvicina minaccioso e la corsa verso la promozione diretta che si fa sempre più in salita. Il bicchiere mezzo pieno per Inzaghi è rappresentato dalla reazione del secondo tempo, ma la prestazione opaca del primo tempo e l’incapacità di chiudere la partita quando erano in vantaggio lasciano più di un rimpianto. Ora il Palermo è chiamato a un difficile esame di maturità per non vanificare una stagione partita con ambizioni ben diverse.




