Il Giro d’Italia accende la Basilicata e la Calabria tra tappe inedite e attesa popolare
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Redazione Sport
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La macchina organizzativa del Giro d’Italia, da sempre un formidabile veicolo di promozione territoriale, si prepara a trasformare due regioni del Sud in un palcoscenico a cielo aperto. La 109esima edizione della corsa rosa, infatti, sta per valicare i confini della consueta narrazione sportiva per diventare – come spesso accade quando la carovana si addentra nei centri minori – un fenomeno sociale prima ancora che agonistico. Domani, 13 maggio 2026, la quinta frazione (Praia a Mare–Potenza) metterà sotto i riflettori l’intera provincia potentina con un percorso di 204 chilometri, toccando per la prima volta molti comuni dell’area sud e della Val d’Agri. Un’occasione che la Basilicata, regione storicamente ai margini dei grandi circuiti mediatici, non ha voluto lasciarsi sfuggire, tant’è che il giorno successivo, il 14 maggio, la carovana si trasferirà a Paestum per la partenza della tappa diretta a Napoli. Due giorni consecutivi, due approcci diversi: da un lato l’arrivo in un capoluogo di regione, Potenza, dall’altro la partenza da un sito archeologico di fama mondiale.
L’onda rosa che sale da Cosenza prima di puntare a nord
Mentre la Basilicata affina gli ultimi dettagli logistici, in Calabria l’attesa è già esplosa. Cosenza, il capoluogo bruzio, ha vissuto nel pomeriggio di oggi l’arrivo della quarta tappa del Giro 2026, partita poco dopo le 13.30 da Catanzaro dopo 138 chilometri di corsa. Il traguardo allestito su viale Trieste è stato letteralmente preso d’assalto nelle prime ore del pomeriggio: curiosi, appassionati e intere famiglie hanno invaso la zona, creando quell’atmosfera festosa che solo un grande evento itinerante sa regalare. Non si è trattato di una semplice passerella, perché la frazione odierna – pur con una distanza ragionevole e poche asperità altimetriche – nascondeva comunque una trappola: la salita di Cozzo Tunno, descritta dagli addetti ai lavori come l’unica difficoltà capace di ribaltare gli equilibri. Una salita breve ma con pendenze non banali, perfetta per chi volesse provare un attacco in solitaria o, al contrario, per chiudere ogni velleità prima di un eventuale sprint.
La ripartenza italiana dopo le cadute bulgare e il peso di una cronaca rispettosa
C’è un dato, però, che ha condizionato l’approccio a queste prime tappe italiane. Dopo la partenza dalla Bulgaria – scelta insolita che aveva aperto l’edizione – la corsa ha dovuto fare i conti con due maxi cadute, le quali hanno causato ritiri eccellenti senza che ancora si fosse registrata una vittoria azzurra. E proprio su questo fronte la cronaca sportiva incrocia, seppur indirettamente, un certo rigore narrativo: non si è voluto indugiare in dettagli espliciti sulle dinamiche degli incidenti, né tanto meno cedere al sensazionalismo, limitandosi a registrare i nomi dei ritirati e le conseguenze mediche senza spettacolarizzare il dolore. In un’epoca in cui l’informazione tende talvolta a confondere il clamore con la notizia, l’approccio scelto per seguire questi sviluppi ha privilegiato l’inquadramento giudiziario (nessuna indagine formale al momento, ma controlli sulla sicurezza dei percorsi già avviati) e il rispetto per gli atleti coinvolti. La ripartenza dalla Calabria, insomma, è avvenuta sotto una luce più severa e prudente.
Una frazione breve che non promette sconti
La Catanzaro-Cosenza, 138 chilometri, è stata presentata come una tappa di transizione, ma nel ciclismo – e qui il condizionale è sempre d’obbligo – le apparenze ingannano. Il profilo altimetrico, sebbene non particolarmente complesso, includeva proprio quella salita intermedia di Cozzo Tunno. Gli esperti avevano pronosticato un arrivo in volata, ma con la consapevolezza che bastasse un attacco ben piazzato negli ultimi due chilometri per mandare all’aria i piani dei velocisti puri. Così è stato? Chi segue il Giro sa che certe partite si giocano nei dettagli: la gestione delle posizioni in gruppo, il vento laterale, l’eventuale caduta negli ultimi tre chilometri. Elementi che trasformano una frazione apparentemente noiosa in un rompicapo tattico di prima grandezza. E mentre la carovana si appresta a lasciare la Calabria per la Basilicata, resta sullo sfondo una domanda a cui solo la strada potrà rispondere: riuscirà finalmente un corridore italiano a interrompere il digiuno di vittorie, o sarà ancora una volta lo straniero a dettare legge? Nessuna previsione, solo l’attesa di vedere chi saprà interpretare meglio la fatica.




