«Uno sbirro in Appennino», il crime su Rai 1 da maneggiare con cautela
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Se il mezzo è sempre il messaggio – finora non risultano smentite, e non potrebbe essere altrimenti – figuriamoci la rete televisiva e il giorno di messa in onda. Siamo nel giovedì sera di Rai 1, un territorio storicamente presidiato da un pubblico abituato a certe ritualità, quello reduce da lunghe consuetudini con «Don Matteo». Lanciare una nuova serie crime, peraltro inedita e nemmeno tratta da romanzi già collaudati sul mercato editoriale, richiede dunque accortezze non banali. «Uno sbirro in Appennino» è un crime per modo di dire: c’è un commissario, certo, e ci sono indagini da seguire, ma la sostanza è altrove.
Un commissario tra bar e web, la massima che diventa cifra narrativa
«In Appennino, tra bar e web, ne sa più il bar». Questa frase, ripetuta come un piccolo mantra, punteggia le indagini del commissario Vasco Benassi, interpretato da Claudio Bisio. Lo scenario è quello di Muntagò, un paese immaginario che però – e qui sta l’operazione più ambiziosa – finisce per rappresentare l’intero Appennino come luogo mitopoietico, dove il fascino del paesaggio si intreccia ai tormenti dell’anima. La serie, prodotta da Picomedia, scritta da Fabio Bonifacci e diretta da Renato De Maria, va in onda su Rai 1 per quattro prime serate. Bisio funziona, nel ruolo del commissario: lo fa con la sua fisicità riconoscibile, quella che tiene insieme comicità e malinconia. Ma la trama, a tratti, appare un po’ troppo «turistica», come se il vero protagonista fosse il borgo più che l’intreccio criminale.
I numeri del debutto: quattro milioni e un dato che sorprende
Ieri sera, giovedì 9 aprile 2026, «Uno sbirro in Appennino» ha debuttato con i primi due episodi, e i numeri parlano chiaro. La media tocca i 4 milioni di telespettatori, con il 23,7% di share. Un risultato che ha spinto la serie subito in vetta agli ascolti, nonostante la concorrenza – su Canale 5 – di «Stanno tutti invitati», il programma condotto da Pio e Amedeo. La direttrice di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati, ha commentato i dati definendoli una conferma della capacità della fiction Rai di generare ascolti importanti con storie radicate nel territorio. Ma c’è un numero, tra quelli diffusi dall’Auditel, che merita attenzione: il target delle donne tra i 15 e i 24 anni ha toccato il 23% di share. Un risultato significativo, perché dimostra come la serie abbia intercettato anche il pubblico più giovane, un obiettivo che la direzione editoriale considera strategico.
Lo scontro con l’intrattenimento leggero e il rischio della banalizzazione
La prima serata di ieri ha messo quindi di fronte due modelli narrativi molto diversi. Da un lato «Uno sbirro in Appennino», un crime soft che usa l’investigazione come pretesto per raccontare un territorio e le sue contraddizioni. Dall’altro l’intrattenimento comico-popolare di Pio e Amedeo, con il loro format di varietà. La vittoria è andata alla fiction di Rai 1, ma con una precisazione: il pubblico che arriva da «Don Matteo» – abituato a toni rassicuranti e a colpevoli sempre individuabili entro i quarantacinque minuti – potrebbe trovare spiazzante l’andamento più lento, quasi contemplativo, di questa nuova serie. E qui sta la cautela di cui si diceva all’inizio: maneggiare con cura un prodotto che si presenta come crime ma che crime non è del tutto, rischiando altrimenti di deludere le aspettative di chi cerca solo il colpevole.




