Dazi, la mossa di Meloni: diversificare l’export guardando a India, Vietnam e Medio Oriente
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Redazione Economia
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Giorgia Meloni, da settimane, insiste sul fatto che i suoi frequenti viaggi all’estero, dai voli transoceanici verso Washington agli accordi miliardari siglati in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, non sono solo una questione di politica estera, ma rappresentano una strategia ben precisa per tutelare l’export italiano. Un piano B, per l’appunto, che mira a diversificare i mercati di destinazione dei prodotti made in Italy, riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti e preparandosi a eventuali contraccolpi derivanti dai dazi minacciati da Donald Trump.
I numeri parlano chiaro: su un export italiano che nel 2023 ha raggiunto i 626 miliardi di euro, ben 67,2 miliardi provengono dagli Stati Uniti, con un interscambio complessivo tra Roma e Washington che sfiora i 92,4 miliardi. Secondo le stime dell’Ocse, un’imposizione di dazi del 10% comporterebbe una riduzione dell’export italiano verso gli Usa di 3,5 miliardi, mentre con una tariffa del 20% il mancato introito salirebbe a 12 miliardi. Cifre che, sebbene non catastrofiche, rappresentano un rischio concreto per un’economia come quella italiana, già alle prese con sfide strutturali e congiunturali.
Alessandra Ricci, esperta di Sace, ha sottolineato come la minaccia dei dazi non sia una novità assoluta, essendo stata ventilata anche sotto precedenti amministrazioni americane. Tuttavia, l’attuale scenario, caratterizzato da politiche commerciali in rapida evoluzione e difficilmente prevedibili, rende la situazione più incerta. Per questo, l’Italia non può permettersi di cedere all’allarmismo, ma deve invece puntare sulla diversificazione, sia dei prodotti che dei mercati di riferimento, per mantenere la propria resilienza e competitività.
In questo contesto, il governo Meloni sta lavorando per aprire nuove rotte commerciali, guardando in particolare a paesi come India, Vietnam e quelli del Medio Oriente, che offrono opportunità di crescita significative. L’obiettivo è bilanciare la dipendenza dagli Stati Uniti, senza rinunciare a un mercato che resta cruciale, ma ampliando al contempo le possibilità di sbocco per le imprese italiane.
Intanto, il vicepremier Antonio Tajani ha cercato di rassicurare gli imprenditori, in particolare quelli del distretto tessile di Prato, definendoli “campioni di economia circolare” grazie alla loro capacità di innovare nel riciclo e di competere a livello internazionale con prodotti di alta qualità. Durante una trasmissione televisiva, Tajani ha sottolineato come, nonostante i dazi annunciati da Trump, le aziende italiane abbiano gli strumenti per continuare a distinguersi sui mercati globali.




