Avvelenamento a Pietracatella, il telefono di Alice Di Vita al centro degli accertamenti irripetibili
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Redazione Interno
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Nel tardo pomeriggio di ieri, mentre il giallo della ricina continua a tenere banco negli uffici della Procura di Larino, è arrivata la conferma che rappresenta, di fatto, l’atto più concreto delle ultime settimane: il dispositivo mobile di Alice Di Vita, la diciannovenne figlia e sorella delle vittime Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, è stato formalmente acquisito per essere sottoposto a quegli accertamenti tecnici che gli investigatori, non a caso, hanno già definito “irripetibili”. La ragazza, unica superstite del nucleo familiare assieme al padre Gianni, ha consegnato volontariamente lo smartphone agli inquirenti; un gesto, questo, che i legali della parte offesa hanno descritto come una piena collaborazione, dato che Alice si trovava a fare da cerniera tra i parenti e il personale sanitario durante i drammatici giorni dei ricoveri, e quel telefono, in un contesto del genere, fungeva ormai da unico registro di bordo.
Nel mirino le chat e la cronologia degli ultimi cinque mesi
L’analisi, calendarizzata per la mattina del 28 aprile negli uffici della Polizia giudiziaria di Campobasso, non si limiterà a una semplice estrazione dati generica, bensì si concentrerà in particolare sull’arco temporale compreso tra dicembre e aprile, con un’attenzione quasi maniacale alle comunicazioni intercorse tra la giovane, la madre, la sorella minore e i conoscenti. I pubblici ministeri, coordinati dalla procuratrice Elvira Antonelli, intendono verificare i flussi di messaggi (chat, mail, e conversazioni social) per ricostruire la natura dei rapporti familiari e, soprattutto, per scandire con precisione le ore precedenti ai malori; un elemento, quest’ultimo, che potrebbe rivelarsi cruciale per valutare le condotte dei cinque medici indagati per omicidio colposo, verso i quali la famiglia nutre più di un dubbio sulla gestione dei primi sintomi.
L’insolito dettaglio delle “note” e la ricostruzione dei pasti
C’è, tuttavia, un particolare emerso dalle carte che sposta l’attenzione su un livello investigativo ancora più profondo, forse quasi ossessivo: nella memoria del dispositivo, custodito gelosamente tra i dati della rubrica e i messaggi, risultano salvati degli appunti, delle vere e proprie note digitali nelle quali Alice avrebbe minuziosamente riportato l’elenco dei pasti consumati dalla famiglia nell’arco di quei tre giorni maledetti, dal 22 al 25 dicembre. È la sera del 23 che si gioca la partita decisiva, quella in cui Antonella e Sara (mentre Alice era fuori a cena con amici) consumarono cozze, salumi e insalata giardiniera; una cena, quella, che i medici del pronto soccorso liquidarono inizialmente come una gastroenterite prima che il quadro clinico precipitasse in modo irreversibile. La trascrizione di quelle pietanze, se confrontata con le analisi tossicologiche ancora in corso, potrebbe fornire la prova puntuale della contaminazione, un tassello che fino a oggi era sfuggito alle semplici dichiarazioni rese durante gli interrogatori.
L’acquisizione dei dati posizionali e il duplice binario d’indagine
Non finisce qui, perché la richiesta della procura si estende anche alla geolocalizzazione del telefono e alla cronologia della navigazione internet; in sostanza, i periti del laboratorio digitale dovranno dire non solo con chi parlava Alice, ma anche dove si trovava fisicamente il dispositivo in quelle ore e quali informazioni cercava sul web, magari consultando pagine relative ai sintomi o ai rimedi. Saranno presenti all’estrazione dei dati, che potrebbe richiedere fino a sessanta giorni per l’elaborazione completa dei report, i legali sia della famiglia Di Vita sia dei cinque sanitari del Cardarelli di Campobasso, attualmente sotto inchiesta per il profilo colposo. Resta intanto aperto il fascicolo per il duplice omicidio volontario (quello che ipotizza un avvelenamento premeditato), un filone ancora contro ignoti dove le informazioni ricavate da questo smartphone – l’unico dispositivo sequestrato per esigenze tecniche, come hanno confermato le fonti giudiziarie – potrebbero convergere in qualsiasi momento, trasformando un accertamento difensivo in un’arma investigativa decisiva.




