Tabelle Aci 2026, costo chilometrico in salita per i modelli fuori listino
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Redazione Economia
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Le nuove tabelle Aci, pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 23 dicembre, segnano un adeguamento tecnico destinato a riflettersi sul calcolo dei fringe benefit per le auto aziendali. Mentre i veicoli in produzione vedono una lieve diminuzione dei costi operativi, una dinamica opposta interessa i modelli non più commercializzati, i cui valori sono soggetti a revisione. L'Automobile Club d'Italia, che annualmente elabora questi parametri su incarico del Ministero dell'Economia, ha infatti aggiornato le tariffe per l'anno 2026, determinando un incremento specifico per le autovetture diesel ed elettrificate uscite dal ciclo produttivo. Questo aggiustamento, che si attesta rispettivamente allo 0,8% e all'1,7%, è legato a vari fattori, tra i quali spicca l'adeguamento del costo lordo delle tariffe medie per la ricarica dei veicoli elettrici, un elemento che incide in modo significativo sul totale della spesa chilometrica.
Il quadro normativo per la tassazione del benefit
La funzione delle tabelle, come stabilito dall'articolo 51 del Tuir, è quella di fornire la base per quantificare il valore imponibile del benefit quando un'auto aziendale viene concessa in uso promiscuo a un dipendente. La normativa, recentemente modificata, prevede per i veicoli di nuova immatricolazione con contratti stipulati dal primo gennaio 2025 una tassazione agevolata, calcolata sul 50% dell'importo corrispondente a una percorrenza convenzionale di quindicimila chilometri. Una disciplina uniforme, questa, che si applica indifferentemente alle auto a combustione, a quelle elettriche e alle plug-in, semplificando di fatto il panorama contributivo per le aziende. Restano invece sottoposte alle regole precedenti le vetture immatricolate in epoche antecedenti, per le quali il riferimento alle tabelle Aci rimane fondamentale per una corretta determinazione del reddito da lavoro dipendente.
Le conseguenze pratiche per datori di lavoro e dipendenti
L’incremento dei costi chilometrici per i modelli fuori produzione, seppur contenuto in termini percentuali, comporta un effetto diretto sulla fiscalità del benefit. Per un’azienda che conceda in uso un’autovettura diesel o elettrica non più in listino, il maggiore costo chilometrico desunto dalle tabelle si traduce in un aumento del valore imponibile attribuito al dipendente, con un conseguente lieve incremento del prelievo contributivo e fiscale. Un meccanismo, è bene ricordarlo, che riflette una logica di adeguamento ai costi di esercizio reali, i quali possono subire variazioni nel tempo anche per veicoli non più immessi sul mercato. Ne deriva, per i responsabili amministrativi, la necessità di verificare con attenzione la categoria di riferimento del parco auto aziendale, distinguendo con precisione i modelli in produzione da quelli non più commercializzati, per applicare il corretto parametro tabellare.
Uno strumento tecnico al servizio della corretta applicazione della legge
La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, curata dall’Agenzia delle Entrate, sancisce l’entrata in vigore dei nuovi valori e ne garantisce la piena opposibilità. Le tabelle, dunque, non sono un mero riferimento statistico ma un atto amministrativo vincolante per il calcolo dei fringe benefit e, in altri contesti, dei rimborsi chilometrici. La loro elaborazione tiene conto di una molteplicità di voci di spesa, dal carburante alla manutenzione ordinaria, fino all’assicurazione e al deprezzamento del mezzo, fotografando un costo medio nazionale. L’aggiornamento periodico, che qualcuno considera una semplice prassi contabile, risulta invece essenziale per allineare la tassazione a un panorama economico in costante evoluzione, dove il prezzo dell’energia e le politiche industriali dettano ritmi spesso imprevedibili.




