Lecce-Atalanta 0-3, i salentini non tirano mai in porta e la Dea di Palladino passeggia al Via del Mare

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è una sostanziale differenza tra il mal sopportare una sconfitta e l’assistere, impotenti, a un naufragio tecnico e mentale. Il Lecce, domenica scorsa al Via del Mare, ha offerto una prestazione che appartiene decisamente alla seconda categoria: un’immagine tanto desolante quanto indicativa di un momento nerissimo, con la squadra di Eusebio Di Francesco che è letteralmente sparita dal terreno di gioco per larghi tratti della partita. Il 3-0 finale, firmato dall’Atalanta, è persino un risultato generoso per i giallorossi, se si considera che loro, dall’altra parte, non sono mai riusciti a impensierire Carnesecchi.

Il dato statistico più impietoso – e quello che racconta meglio l’andamento del match – è il numero di tiri nello specchio della porta avversaria. Il Lecce, in novanta minuti più recupero, non ha mai calciato in porta. Zero. Tutti i tentativi, pochi e confusi, si sono persi miseramente fuori, tra conclusioni sbilenche e azioni farraginose che si spezzavano regolarmente nei pressi dell’area di rigore. Di fronte, una Dea in pieno controllo della situazione ha gestito il ritmo senza mai affannarsi, quasi con una sprezzatura glaciale che ha messo in luce il divario tecnico tra le due formazioni.

Un primo tempo a senso unico e i gol che chiudono la pratica

La partita, in realtà, non ha mai avuto una vera fase di studio, se è per questo. L’Atalanta di mister Palladino – che ha ormai assimilato benissimo i meccanismi della squadra – ha preso subito in mano le redini del gioco, lasciando ai padroni di casa le briciole di qualche ripartenza maldestra. La prima frazione si è chiusa già sul 2-0, con reti arrivate da sviluppi che hanno messo in crisi la retroguardia leccese: prima una discesa sulla destra, un cross rasoterra e una deviazione fortunosa ma letale; poi un’azione insistita in area, con la palla che carambola tra le gambe dei difensori prima di finire in fondo al sacco. Il terzo gol, nella ripresa, è stato solo il sigillo su una pratica già archiviata.

Per Palladino, questa vittoria ha un retrogusto particolare. Il tecnico campano, infatti, ritrova il Via del Mare come un campo amico: qui, nell’ottobre del 2024, alla guida della Fiorentina, firmò un pesantissimo 6-0 esterno. Un tabù, quello dello stadio salentino, che sembra proprio non voler abbandonare i padroni di casa. E c’è un altro dato curioso, se si guarda alla storia recente di questa sfida: all’andata, sebbene con un altro allenatore (Juric) in panchina, la Dea ne aveva già fatti quattro al Lecce. Un’abitudine, quella di segnare in serie contro i giallorossi, che persiste a prescindere dal tecnico seduto in panchina.

Il tabellino e la gestione a basso consumo della Dea

Eusebio Di Francesco ha schierato un undici titolare che in campo non ha mai prodotto la reazione sperata. Falcone (tra i pochi a salvarsi grazie a qualche intervento) era protetto da una linea difensiva – Ndaba, Siebert, Fofana, Veiga – apparsa costantemente in affanno sugli inserimenti avversari. In mezzo, Ramadani e Tiago Gabriel hanno perso quasi ogni duello con Éderson e De Roon, mentre l’attacco composto da Banda, Pierotti, Ngom e Cheddira è rimasto un fantasma. A disposizione c’erano giocatori come Coulibaly o Marchwiński, ma nessuno di loro è riuscito a invertire la tendenza.

Dall’altra parte, Palladino ha potuto concedersi il lusso di gestire le energie. L’Atalanta ha vinto con il minimo sforzo, amministrando il vantaggio senza mai sprecare forze preziose in vista del rush finale di campionato. A fine gara, lo stesso tecnico ha parlato di “otto finali” da giocare, definendo questa la prima di una serie di appuntamenti decisivi. Ha sottolineato la maturità della squadra e la pulizia della prestazione, sottolineando il nuovo clean sheet che dà fiducia al reparto arretrato. Il suo Dna, ha ricordato, è uno solo: difendere e attaccare insieme.

Il quadro della 31ª giornata tra scontri diretti e big match serali

Questa vittoria dell’Atalanta si inserisce in un turno di campionato che ha già regalato diversi verdetti. Ieri avevano vinto Bologna, Torino e Inter. Oggi, prima del fischio d’inizio del Via del Mare, si era giocata alle 12.30 la partita tra Udinese e Como, terminata a reti bianche (0-0) in un match combattuto ma senza gol. Più tardi, alle 18, è attesa la sfida tra Juventus e Genoa, mentre la serata proporrà il grande appuntamento con il secondo big match della giornata: il Napoli ospiterà il Milan. Un turno, questo della 31esima giornata della Serie A Enilive 2025/26, che inizia a delineare le gerarchie per la volata finale.

Per il Lecce, invece, la musica è ben diversa. Un passo falso così pesante, in casa e con una prestazione tanto timida, rischia di lasciare strascichi nell’ambiente. Non aver mai tirato in porta è un sintomo che va oltre la classifica; è un problema di identità, di coraggio e di lucidità. L’Atalanta, dal canto suo, ha confermato di essere una macchina perfettamente oliata, capace di vincere con eleganza anche quando non schiaccia l’acceleratore. E per Palladino, con gli scontri diretti contro Roma e Juventus all’orizzonte (e la semifinale di Coppa Italia nel mezzo), questo successo rappresenta il miglior carburante possibile per alimentare le ambizioni della sua Dea.

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