Cannata a Schifani: “Basta errori sulla sanità. Stop alle nomine sbagliate, servono merito e competenza”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La bufera giudiziaria che ha travolto la sanità siciliana, con il suo epicentro nell'inchiesta della procura di Palermo che ha portato all'arresto del dirigente regionale Giancarlo Teresi e del boss di Favara Carmelo Vetro, non accenna a placarsi, anzi, solleva ora interrogativi sempre più pressanti sui criteri che guidano le scelte di vertice nell'amministrazione regionale. Al centro della tempesta, infatti, c'è la figura di Salvatore Iacolino, manager di lungo corso ed ex europarlamentare del Pdl, che la scorsa settimana era stato nominato direttore generale del Policlinico di Messina e che ora si trova indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione, con i suoi legali, gli avvocati Giuseppe Di Peri e Arnaldo Faro, che hanno già annunciato la presentazione di un ricorso al tribunale del Riesame contro il sequestro dei dispositivi elettronici e dei novantamila euro in contanti rinvenuti nella sua abitazione, sottolineando al contempo come il loro assistito, dimessosi dall'incarico per garantire la massima trasparenza, sia fortemente sorpreso e amareggiato per quelle che definiscono accuse infamanti.

Le critiche dell'opposizione interna e le difese della politica

È in questo clima incandescente che si inseriscono le dichiarazioni del deputato nazionale di Fratelli d'Italia, Luca Cannata, il quale ha indirizzato parole inequivocabili al presidente della Regione, Renato Schifani, esortandolo a porre un freno a quella che appare come una catena di errori valutativi nella gestione del delicato settore sanitario. Le parole del deputato, riportate mercoledì 11 marzo, suonano come un monito chiaro, quasi un atto di accusa politico-amministrativo che prescinde, come lui stesso tiene a precisare, dalle responsabilità penali che la magistratura dovrà accertare nel rispetto del garantismo per tutti gli indagati; ma sul piano squisitamente politico, la vicenda che vede coinvolto Iacolino, già allontanato in passato dall'Asp di Siracusa, dimostrerebbe come taluni problemi, invece di essere affrontati quando emergono i primi segnali, vengono gestiti solo nel momento in cui esplodono in tutta la loro gravità, provocando danni d'immagine e, soprattutto, conseguenze sulla funzionalità del servizio sanitario regionale. Cannata, nel suo ragionamento, ha voluto anche ricordare come Iacolino, nonostante precedenti esperienze poco felici e polemiche che già nel 2024 avevano sollevato perplessità sulla gestione delle nomine, abbia continuato a esercitare un potere considerevole, arrivando a influenzare le scelte strategiche anche nel siracusano, con ripercussioni che si sarebbero fatte sentire su decisioni cruciali come il percorso per il nuovo ospedale di Siracusa, finanziato con modalità più volte modificate dalla Regione.

Parallelamente alle sollecitazioni di Cannata, un'altra voce politica, quella della deputata regionale di Forza Italia Bernardette Grasso, si è levata per chiarire la propria posizione in relazione alle carte dell'indagine che, sebbene non la vedano indagata, ne hanno menzionato il nome. In una nota diffusa alla stampa, l'onorevole Grasso, che ricopre anche l'incarico di vicepresidente della Commissione Antimafia all'Ars, ha respinto con decisione quelle che definisce insinuazioni mediatiche, dichiarando di non aver mai avuto contezza delle vicissitudini giudiziarie di Carmelo Vetro, un uomo le cui fattezze fisiche dichiara di non conoscere, e per tutelarsi da quelle che definisce gratuite speculazioni da parte dei professionisti della cultura del sospetto, ha affidato al proprio legale, l'avvocato Salvatore Silvestro, il compito di valutare azioni legali a tutela della sua immagine, ipotizzando anche un'autosospensione dalla carica per favorire l'accertamento dei fatti.

Le ramificazioni dell'inchiesta giudiziaria

L'inchiesta della Procura di Palermo, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia e dai pm Gianluca De Leo, Bruno Brucoli e Maria Pia Ticino con l'aggiunto Vito Di Giorgio, dipinge un quadro di presunte connessioni inquietanti, dove la sanità pubblica diventa teatro di interessi incrociati tra politica, imprenditoria e criminalità organizzata. Al centro di questo intrico, come emerso dalle carte del gip Filippo Serio, ci sarebbe la figura di Carmelo Vetro, uomo d'onore di Favara scarcerato nel 2019 dopo una condanna definitiva a nove anni per mafia, il quale, forte anche di legami con la massoneria che secondo i magistrati fungono da collante tra diverse componenti della società, avrebbe messo a frutto la propria influenza per tessere una fitta rete di relazioni. In questo contesto, il ruolo di Iacolino, secondo l'accusa, sarebbe stato quello di agevolare Vetro nell'accesso a figure chiave della burocrazia e della politica regionale: dal direttore generale dell'Asp di Messina Giuseppe Cuccì al capo della Protezione civile Salvatore Cocina, passando per la stessa Bernardette Grasso, la quale, stando agli atti investigativi, avrebbe poi interloquito direttamente con il boss per l'indicazione di persone da assumere, ricevendo in cambio, secondo il costrutto accusatorio che vede Iacolino come tramite, contributi elettorali e promesse di assunzioni per persone a lui vicine.

I risvolti tecnici e le reazioni istituzionali

Sul versante più strettamente tecnico-amministrativo, la giunta regionale, riunitasi in seduta straordinaria su proposta dell'assessore alla Salute Daniela Faraoni, ha preso atto delle dimissioni presentate da Iacolino, sospendendolo di fatto dall'incarico che avrebbe dovuto assumere alla guida dell'Azienda ospedaliera universitaria di Messina, un passo che il presidente Schifani aveva già anticipato annunciando l'avvio di un procedimento di revoca. Contestualmente, Schifani ha firmato un atto di indirizzo volto a rafforzare i controlli sulle autodichiarazioni dei dirigenti, imponendo verifiche più stringenti e periodiche sulla loro posizione e su eventuali impedimenti al proseguimento delle funzioni, un tentativo di arginare i danni e dimostrare attenzione a criteri etici più rigorosi. Intanto, i legali di Iacolino si preparano a impugnare il sequestro dei pc e del denaro, mentre per gli altri indagati la macchina giudiziaria è già in moto: per il boss Vetro e per il dirigente regionale Giancarlo Teresi, quest'ultimo ripreso in video mentre intascava mazzette e scambiava baci con il mafioso all'interno dell'assessorato, sono scattate le manette, con l'accusa per Teresi di avere per lungo tempo asservito la propria funzione agli interessi della cosca, in cambio di tangenti.

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