Gattuso e l’Italia, la notte di Bergamo per scacciare i fantasmi mondiali

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un’aria che profuma di vecchio e di nuovo, a Bergamo. L’aria che si respira prima delle grandi notti, quelle che per l’Italia, da troppo tempo, sono diventate un’eccezione invece che una regola. Stasera, al Gewiss Stadium – ribattezzato New Balance Arena per l’occasione – gli azzurri di Gennaro Gattuso scendono in campo contro l’Irlanda del Nord, e non è una partita qualunque. È la semifinale dei play-off che valgono un posto al Mondiale, un appuntamento con la storia che per il ct pugliese ha un sapore speciale: “È la partita più importante della mia carriera”, ha confidato alla vigilia, con quella franchezza che lo contraddistingue, ammettendo quasi, tra il serio e il faceto, di dover ricorrere a qualche pasticca per dormire, lui che da nottambulo si sente “come un pipistrello”.

La posta in palio è altissima, forse la più alta dall’alba di questo secolo per una Nazionale che ha smarrito la strada delle grandi kermesse. Mancare l’appuntamento con il Mondiale per la terza volta consecutiva sarebbe un’ulteriore macchia su un palmares che invece brilla di quattro stelle, e Gattuso lo sa bene. Per questo ha voluto fortemente Bergamo, un “catino” da ventiquattromila spettatori, lontano dalle pressioni talvolta asfissianti di San Siro dove, come ha spiegato lui stesso, “dopo dieci minuti inizi a sentire i primi fischi”. Qui, nella città che lo aveva già accolto con un sonoro 5-0 all’Estonia nella sua prima uscita, e dove la curva non ha mai smesso di applaudire nemmeno a fronte di un primo tempo senza reti, si gioca il tutto per tutto.

L’avversario, un fantasma dal nome Irlanda del Nord

A fare da spauracchio non è un avversario illustre. L’Irlanda del Nord di Michael O’Neill occupa il 69esimo posto nel ranking FIFA, ha un ct part-time e una rosa di giocatori che militano per lo più nelle serie minori inglesi. Ma sarebbe un grave errore sottovalutarli, e Gattuso ha battuto il tasto del “rispetto assoluto” per settimane. Il pericolo, per l’Italia, si chiama concretezza. Gli uomini di O’Neill, reduci dal ripescaggio ai play-off grazie alla Nations League, non giocano a calcio per il gusto del possesso palla. L’arma letale è il gioco aereo: lanci lunghi, seconde palle, calci piazzati. “Sistematicamente buttano la palla in area – ha spiegato il ct azzurro – su qualsiasi fallo il portiere fa un rinvio di 70-80 metri, con otto o nove giocatori che hanno una fame incredibile pronti a colpire”. Una lezione che la Germania, nel girone di qualificazione, ha già imparato a sue spese, pur avendo poi chiuso in testa.

Per l’Italia, abituata a ragionare per costruzione dal basso e trame di gioco, il monito è chiaro: non bisogna concedere falli ingenui e occorre avere la stessa “cattiveria” sotto porta. Gianluigi Buffon, capo delegazione e osservatore speciale, ha sottolineato come la concentrazione non possa essere distolta nemmeno per un istante dall’idea di un’eventuale finale. Il passato, con le eliminazioni beffe contro Svezia e Macedonia del Nord, pesa come un macigno, ma l’ex numero uno ha voluto trasformare quell’eredità pesante in una responsabilità da gestire con la “giusta tranquillità” che solo la piazza di Bergamo può garantire.

La scelta di Gattuso e le condizioni della rosa

La vigilia, come spesso accade, è stata segnata anche dalle assenze. Federico Chiesa ha dovuto lasciare il raduno per un problema fisico, rimpiazzato da Nicolò Cambiaghi. Ma Gattuso ha subito messo in chiaro che non cercherà alibi: “Sarebbe troppo facile usare le assenze come scusa – ha tagliato corto – anche le altre squadre hanno infortuni”. Più delicata la situazione in difesa e in attacco. Alessandro Bastoni, out per un problema alla caviglia rimediato nel derby di Milano, si è riaggregato al gruppo solo parzialmente nelle ultime ore, mentre per Gianluca Scamacca la situazione appare più in salita, con l’attaccante dell’Atalanta che ha svolto lavoro differenziato e resta in forte dubbio per il match.

Chi invece tira la carretta è Mateo Retegui. Il centravanti italo-argentino, capocannoniere dell’Atalanta nella scorsa stagione, torna nello stadio che lo ha consacrato con la voglia di fare da guida. È lui il rigorista designato (“ha calciato gli ultimi penalty”, ha confermato Gattuso) e la sua fame è testimoniata dal fatto che, pur giocando in Arabia Saudita, ha anticipato il rientro a Coverciano per prepararsi al meglio. “È la settimana più importante dell’anno – ha detto il ‘Tigre’ – dobbiamo essere protagonisti e comandare la partita”. Attorno a lui, un centrocampo di sostanza con Barella, Tonali e Locatelli, chiamati a garantire equilibrio e a spezzare il ritmo veemente degli avversari.

Una sfida di pazienza e carattere

Questa Italia, quella di Gattuso, non cerca la bellezza a tutti i costi. Lo stesso ct lo ha ripetuto più volte: “Non ci sono più partite facili”. Serve un’Italia operaia, capace di soffrire quando l’avversario alza il ritmo e di non disunirsi nei momenti di difficoltà. Le parole di Giuseppe Pastore, durante l’ultima puntata di *Fontana di Trevi*, riecheggiano nell’ambiente: “Se hai paura di queste due partite devi cambiare mestiere”. Un concetto che sembra fatto su misura per lo spogliatoio azzurro, dove Gattuso ha lavorato per creare un gruppo solido, cucinando “cene” e facendo telefonate per tenere tutti allineati sull’obiettivo.

Il calcio d’inizio è fissato per le 20.45, con diretta su Rai 1. L’arbitro sarà l’olandese Makkelie, chiamato a dirigere una gara che si preannuncia nervosa e spezzettata. In caso di successo, l’Italia volerà in trasferta il 31 marzo per affrontare la vincente di Galles-Bosnia, in un’altra finale secca. In caso di sconfitta, si aprirebbe il baratro della terza mancata qualificazione consecutiva. Ma a Bergamo, circondati dal calore di una curva che ha già dimostrato di saper aspettare, gli azzurri vogliono riscrivere la storia, lasciandosi alle spalle i fantasmi con la forza di chi non ha più paura.

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