Il 16 aprile 2026, la pioggia di missili e droni che ha sconvolto Kiev, Dnipro e Odessa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Settecento, stando a quanto riferito dalle autorità locali, i missili e i droni lanciati dalla Russia nella notte tra mercoledì e giovedì – un’offensiva che, per intensità e numero di obiettivi colpiti, è già stata definita dai media di Kiev come uno degli attacchi più letali del 2026. I raid, che si sono abbattuti su aree civili delle principali città ucraine, hanno fatto registrare un bilancio drammatico e purtroppo ancora provvisorio: almeno diciassette i morti accertati, un centinaio i feriti. L’ondata, che non ha risparmiato nemmeno la capitale, ha trasformato quartieri residenziali in cumuli di macerie e auto in scheletri di lamiera annerita, con i soccorritori che continuavano a scavare tra le macerie anche a ore di distanza dalle esplosioni.

Non si è trattato di un attacco mirato a installazioni militari, bensì di una offensiva indiscriminata che ha preso di mira soprattutto infrastrutture abitative e civili: a Odessa, come riportato dalle cronache locali, alcune palazzine sono state letteralmente decapitate dai missili, mentre a Dnipro un deposito di carburante – colpito in sequenza da almeno tre droni – ha alimentato un incendio visibile per chilometri. Anche Kharkiv, pur con un numero inferiore di incursioni rispetto alle altre metropoli, ha pianto le sue vittime: il quadro complessivo, aggiornato alla mattina del 17 aprile, parla di almeno sedici morti secondo alcune fonti, diciassette secondo altre, un margine di incertezza che gli inquirenti attribuiscono alla difficoltà di identificare i corpi sotto le lastre di cemento.

Di fronte a quella che è stata definita la più massiccia ondata aerea delle ultime due settimane, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rilanciato con un tono asciutto e senza sbavature retoriche l’appello ai partner occidentali: serve mantenere la pressione su Mosca, ha detto, e fornire tempestivamente gli aiuti già promessi. Dalla parte dell’Unione europea, intanto, si discute l’ipotesi di un ventesimo pacchetto di sanzioni – un segnale, quest’ultimo, che conferma come la strategia punitiva nei confronti del Cremlino non abbia subito flessioni nonostante il mutato quadro geopolitico globale, dove Donald Trump siede ormai da oltre un anno alla Casa Bianca senza che la sua rielezione costituisca più una variabile imprevedibile.

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